mer
28
giu '06

Corriere Adriatico – 28 giugno 2006

Camera deputatidi Monica Campagnoli
il Corriere Adriatico
28 giugno 2006

Dagli anni Ottanta in poi è entrato in crisi quel rapporto cittadini-istituzioni-politica che aveva caratterizzato l’Italia repubblicana nei decenni precedenti. Questa crisi ha maturato nella società civile un allontanamento e una certa indifferenza sia rispetto alla gestione della cosa pubblica, sia verso la classe politica e i partiti in genere. Oggi però sembra che assistiamo ad un’inversione di tendenza, infatti la società civile sta attraversando una fase di nuovo interesse per la politica. Lo storico francese Pierre Rosanvallon (Collège de France) ha introdotto il concetto di ‘controdemocrazia’, inteso come il progressivo (ri)organizzarsi della società civile allo scopo di entrare nelle istituzioni per ‘esercitare direttamente il potere’, superando e di fatto aggirando i partiti politici (quelli intesi in senso classico con un’organizzazione di stampo novecentesco, ma anche di quei movimenti ‘più leggeri’ che hanno caratterizzato gli ultimi due decenni della politica) e trasformandosi in una nuova tipologia di classe politica:

mar
27
giu '06

Quell’antico dialogo è ancora vivo

Mani Bianche27 giugno 2006

Migliaia di mani bianche alzate in cielo, migliaia di sandali che si muovono sull’asfalto. Con queste due immagini voglio iniziare a rispondere alle sollecitazioni, e per certi versi alle provocazioni, che Ernesto Galli della Loggia ha lanciato sulle pagine del Corriere della Sera e che profetizzavano la fine del “cattocomunismo”. Le mani sono quelle delle tante persone laiche e cattoliche che hanno sfilato insieme e pacificamente per le vie di Genova nel 2001 per ribadire il loro “no” ad un processo di globalizzazione fondato sull’ingiustizia sociale. I sandali sono quelli dei frati che ogni anno marciano infaticabili da Perugia ad Assisi circondati dai giovani delle parrocchie e dei centri sociali per portare all’attenzione del mondo le ragioni del pacifismo.

gio
22
giu '06

E’ in gioco la nostra Costituzione. Ma parliamo anche di costi

simbolo-italia.jpgEuropa 23 giugno 2006

Siamo all’ultimo giorno di questa campagna referendaria e ancora oggi nel dibattito politico si deve segnalare un grande assente: i costi della devolution. Le televisioni non gli hanno dato il giusto spazio e, naturalmente, il tema non mai è stato affrontato dagli esponenti del centro destra. Ma non è una questione di poco conto. Anche perché a guardare gli spot elettorali in onda sulle reti Mediaset – che hanno costretto l’Autorità Garante delle Comunicazioni ad intervenire – sembrerebbe che gli italiani saranno chiamati a votare una riforma che riduce i costi della politica, migliora il funzionamento e l’efficienza della macchina statale e accelera l’iter dei processi decisionali. In sintesi: una riforma che taglia gli sperperi della politica.

gio
22
giu '06

Un “dibattito costituente” fondato sulla verità per il Partito Democratico

lulivo.jpgEuropa 22 giugno 2006

Stiamo andando avanti di gran passo verso il Partito Democratico, ma siamo sicuri di sapere bene dove?
L’accelerazione che ha subito in questi ultimi giorni il dibattito sul partito democratico merita un approfondimento aggiuntivo. Nonché uno spazio, non solo organizzativo, dove le diverse anime che compongono i partiti costituenti si possano confrontare liberamente sui valori e le sfide da cui nasceranno le fondamenta del nuovo soggetto politico.
E’ apprezzabile il servizio reso da “Europa” che ha avviato un dibattito sul tema, i cui toni però, lo dico con il massimo rispetto per chi è intervenuto, sono ancora molto generici e un po’ troppo preliminari se non ancora distanti rispetto al tempo delle decisioni.

mer
7
giu '06

In politica estera l’Italia sia il motore di una nuova strategia europea

esercito.jpgEuropa 8 giugno 2006

La decisione del rientro dei militari italiani, dunque, è una decisione.
Prodi, Parisi e D’Alema stanno lavorandoci per definire tempi e modi d’intesa con gli alleati e il governo di Bagdad. E’ bene, a questo punto, che tutto avvenga d’intesa, ma anche rapidamente. Siamo certi che questo è l’obiettivo del Governo. Si tratta di un impegno assunto in campagna elettorale che viene così mantenuto. Ma non è questa la ragione principale che ci interessa, pur essendo importante. Più importante ancora è determinare da un lato una accelerazione del processo di responsabilizzazione del governo iracheno nel controllo del territorio, il suo territorio, e dall’altro una spinta decisiva perché anche Stati Uniti e Gran Bretagna si orientino a definire in termini precisi una strategia di uscita.