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In ricordo di Ermanno Dossetti

ermanno-deossetti.jpgdi Pierluigi Castagnetti

Reggio Emilia, 21 febbraio 2008

Non avrei mai voluto scrivere queste righe di ricordo di una persona a me tanto cara.
I sentimenti finiscono per prevalere e rendono opachi i pur numerosi ricordi.. Per me infatti Ermanno Dossetti non è stato soltanto il primo datore di lavoro (gli sono stato segretario, dopo l’avv. Marino Montanari e il dott. Carlo Bartoloni, durante l’unica legislatura in cui fu parlamentare, quella del 1963 – 68), ma è stato maestro e padre, soprattutto nei momenti più difficile della mia vita.
Maestro lo è stato di intere generazioni di allievi prima al liceo classico “L. Ariosto” di Reggio (di cui fu anche preside) e poi al liceo classico “R. Corso” di Correggio, dove è tornato a insegnare dopo l’esperienza parlamentare che interruppe per sua scelta, nonostante le numerose sollecitazioni contrarie dei vertici nazionali e reggiani della Democrazia Cristiana. Fu una scelta serena e ferma, comunicata con un anno di anticipo al segretario provinciale della Dc di allora, Paride Bondavalli, determinata da una certa delusione politica per i risultati del primo centro sinistra, ma non dimeno dalla convinzione che i costi familiari – allora la Camera lavorava cinque giorni pieni la settimana – richiesti dal mandato fossero troppo pesanti. Il suo legame con la famiglia, la carissima signora Angiolina, scomparsa un anno e mezzo fa, e i suoi sei figli, e in altro modo con la famiglia religiosa fondata dal fratello e dalla mamma, era infatti fortissimo.
Il suo passaggio alla Camera, dove fu membro della Commissione Interni, lasciò tracce importanti: i colleghi più anziani come Scalfaro, Colombo, Andreotti e De Mita ricordano ancora oggi i suoi interventi in occasione della guerra in Vietnam e di quella israeliana “dei sei giorni”.
Fra i suoi allievi del liceo alcuni divennero parlamentari, Giorgio Degola, Dino Felisetti, Eletta Bertani, Adriano Vignali e, da ultimo, il prof. Romano Prodi, e non di rado si rivolgevano a lui per chiedere consigli.
Degola in particolare gli è stato sempre vicino in modo molto amichevole e affettuoso sin dal tempo della resistenza, così come Romano Prodi le cui visite e telefonate hanno segnato i momenti più difficili soprattutto dei suoi “primi passi” in politica.
Il prof. Dossetti, infatti, nonostante avesse abbandonato la vita politica quarant’anni fa, ha continuato a seguirla sino ad oggi con una intelligenza delle cose, dei processi e degli uomini che appariva veramente rara e preziosissima per chi vi si rivolgeva per chiedere illuminazioni e consigli. Aveva un modo discretissimo di proporre suggerimenti, preoccupato sempre di rispettare le posizioni e il ruolo di chi vi si rivolgeva, ma non era difficile coglierli dai ragionamenti sempre raffinati e profondi.
A Natale, in occasione dello scambio di auguri, mi confidò che la politica lo aveva a lungo interessato ma da tempo la guardava con molto distacco: “gli unici veri amori della mia vita sono stati la famiglia, la scuola, l’Opera Pia Orfanotrofi (oggi OSEA). E poi, ovviamente, la fede nel Signore”.
Fu un colloquio molto dolce e affettuoso: “per te è il primo Natale senza la tua sposa, per me è il secondo”.
I capitoli della vita del prof. Dossetti sono tantissimi: la giovinezza con il fratello Giuseppe a Cavriago e poi all’oratorio cittadino, l’università, la guerra come ufficiale nei Balcani, la Resistenza, l’insegnamento, la politica (intrapresa giovanissimo come segretario provinciale della Dc già nel 1945 e poi abbandonata sino al 1963 quando un gruppo di giovani e meno giovani guidati da Antonio Picchi, Franco Bonferroni, Federico Benatti, Salvatore Fangareggi, Danilo Manni lo “convinse” a candidarsi al parlamento), l’Opera Pia Orfanotrofi, e si potrebbe continuare ancora. Ma c’è un filo che lega tutti questi passaggi, quello del rigore, della severità e della coerenza, caratteri così forti ed evidenti da conquistare l’ammirazione e produrre spesso soggezione nei suoi interlocutori. Ne era consapevole e se ne rammaricava, sia perché lui nulla faceva per esibire questo dato della sua personalità che peraltro non poteva nascondere, sia perché era sempre molto interessato ad entrare in sintonia con l’anima degli altri. Dei suoi allievi sapeva tutto e ricordava tutto e, quando gli capitava di incontrarne anche nei tempi recenti, non mancava di sorprenderli ricordando loro in quale banco sedevano in classe oltrechè episodi precisi della vita scolastica. Sin dall’inizio della sua carriera di docente, che cominciò ancora durante la guerra avendo vinto giovanissimo il concorso in ruolo al liceo, sentì la responsabilità della missione di educare i giovani ai valori forti della libertà e della democrazia. Raccontava che non potendo parlarne esplicitamente in quegli anni, utilizzava i classici greci per sollecitare negli allievi riflessioni su problemi purtroppo allora attuali. La polizia fascista, accortasene, più di una volta andò a cercarlo in classe, ma con la benevola complicità di una segretaria e un bidello amici riuscì sempre a dileguarsi in tempo. In quegli anni strinse un rapporto di grande amicizia con un suo collega ebreo, il prof. Lazzaro Padoa, al quale rimase legato sino alla sua scomparsa. Ma altri meglio di me possono dire. Soprattutto della sua partecipazione alla lotta di liberazione, del suo ruolo di comandante di piazza nei primi difficili giorni successivi alla liberazione in cui si adoperò per impedire violenze e vendette.
Ecco, il prof. Ermanno Dossetti, possiamo dirlo con certezza, ha lasciato un segno profondo nell’anima di questa città, nel senso che – al di là delle cose che ha fatto, e sono tante – lo ha lasciato nell’animo di tanti giovani, donne e uomini di questa città, attraverso il magistero della parola e ancor più quella della vita, cioè della coerenza fra l’etica insegnata e quella praticata.

2 commenti per
“In ricordo di Ermanno Dossetti”


  1. L’articolo è molto bello e coglie perfettamente l’animo del caro professore.
    Anche io voglio associare il mio ricordo a quello di tanti che in questi giorni se ne sono fatti testimoni.
    Ho consciuto il prof. Dossetti quasi sette anni fa, ci andai accompagnato da un’altra figura storica del cattolicesimo democratico reggiano, l’Avv. Fangareggi (persona di grande generosità e umanità).
    Ricordo il mio primo impatto di questa persona filiforme, molto somigliante al fratello, don Giuseppe, che ci accolse da sopra le scale. Cortese, disponibile, si prestò con amabilità alle domande di un giovane laureando pressochè sconosciuto. Certo il prof. Dossetti esprimeva un forte senso di soggezione, di rispetto: il nome, la sua storia personale, quella della sua famiglia, quella di suo fratello, avevano un “peso” che nonostante tutto condizionava l’interlocutore.
    Gli altri incontri furono decisamente più “personali”, colloquiali. Il professore era molto cortese rispondeva sempre ai miei auguri, ringraziava, argomentando con finezza, sensibilità e competenza, per ogni pubblicazione che gli inviavo, anche ultimamente nonostante la perdita dell’amata consorte.
    Lo ricorderò sempre con affetto per la sua cortesia, la sua disponibilità e anche per quel senso di soggezione che incuteva (e di cui, come ha ricordato Castagnetti, ne soffriva). I professori, però, d’altra parte, devono essere anche un po’ così, salvo poi scoprirne la fondamentale e profonda umanità.
    L.


  2. Solo ora ho appreso di questa opportunità di un contributo nel ricordare il Prof. Ermanno Dossetti.Io cresciuto nel quartiere popolare della Gardenia di R.E. ho avuto modo di incontrarlo , per la prima volta a metà degli anni ‘60. Mia madre, convinta cattolica e impegnata nelle attività benefiche della parrocchia di Santo Stefano , aveva allacciato una affettuosa amicizia con la Signora Angiolina. Del Professore , della Signora e in generale della sua famiglia mi colpi’ molto il modo aperto e di serena confidenza con il quale mi accolsero .
    Io figlio di un umile impiegato delle Reggiane venni fatto accomodare, con ogni riguardo, nel suo salotto buono della casa .
    Accoglienza e disponibilità unitamente a tratti di autentiche , rare, qualità umane , come il ricordare ,in un recente incontro , a distanza di svariati anni ,nomi e circostanze riferite alla mia famiglia .
    Grazie Professor Ermanno e Signora Angiolina
    sono certo che ora ,teneramentre abbracciati, state camminando sui viali del Paradiso.

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