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La politica come professione

de_gasperi.jpgdi Pierluigi Castagnetti

da Europa del 19 agosto 2008

Come ogni anno, anche in questo cinquantaquattresimo anniversario della morte parliamo di Alcide De Gasperi.
Ricordarlo, senza trascinarlo strumentalmente nel presente, serve anche al presente. Serve ai politici di oggi come forma di “autocoscienza comparata”, e serve ai giovani di oggi per “scoprire” un ideale di uomo politico realmente esistito e, dunque, possibile anche oggi.
Sono infinite le lezioni lasciateci dallo statista trentino, basterebbe riflettere sul fatto che senza di lui (pur puntigliosamente rimosso nella maggior parte degli interventi nel parlamento italiano solo venti giorni fa in occasione della ratifica del Trattato di Lisbona) probabilmente oggi non staremmo a discutere di Unione Europea. E giustamente ce lo ha ricordato ieri pomeriggio Sergio Romano in una bella Lectio magistralis tenuta a Pieve Tesino, paese natale dello statista trentino. La crisi russo –georgiana di questi giorni è lì a sottolineare quanto sarebbe ancora più prezioso il ruolo dell’Europa nel risolvere le tensioni internazionali se solo le sue istituzioni politiche si fossero sviluppate e consolidate lungo il solco tracciato dai suoi padri fondatori, tra cui De Gasperi spiccò per creatività e audacia politica.
Ma vi è un’altra lezione su cui voglio soffermarmi in particolare, quella della sua personalità e del suo stile di statista.
Alcide De Gasperi era un “politico di professione”. Definizione nobile non certo svalutativa, come ha scritto Paolo Pombeni curando l’edizione dei suoi scritti del periodo asburgico.
Per De Gasperi la politica è stata beruf, vocazione intima, capacità di agire nell’ordinario e ancor più negli “stati d’eccezione” nei quali il politico di razza riesce a dare il meglio del proprio ingegno.
Egli ha agito nella crisi dell’Italia del dopoguerra, un paese sconvolto, afflitto e vinto, e nella crisi ha saputo discernere, con lucidità e freddezza, il bene supremo della nazione, accollandosi decisioni anche impopolari e difficili ed effettuando scelte che si riveleranno strategiche per il futuro: l’opzione atlantica; il disegno di un’Europa politica; il progetto di rilancio per il mezzogiorno; il centrismo come quadro politico di riferimento nel paese che era linea di confine del mondo bipolare.
De Gasperi è stato leader accorto, che non ha permesso, e non ha voluto, che l’emergenzialità del dopoguerra si facesse regola e pretesto per mortificare il diritto e la politica stessa. Ha cercato, con alterne fortune, di sagomare sempre la propria politica dentro il perimetro della legalità costituzionale e lungo l’orizzonte di un’Europa includente che superasse il concetto di confine che pur tanto aveva dato alla formazione dell’idea di nazione. De Gasperi, uomo di confine, vissuto e formatosi culturalmente e politicamente sul confine, ha saputo guardare oltre l’ideologia della “liminarità”, oltre il finis austriae e poi  finis italiae/ finis europae, guidato dall’esigenza di trascendere i sentimenti nazionalistici secondo un superiore spirito europeistico.
Incontrare De Gasperi oggi significa consultare un dizionario politico fatto di termini e definizioni oramai purtroppo depotenziate, quando non screditate. De Gasperi è stato uomo di governo, uomo di partito, intellettuale politico, uomo di profonda fede che ha saputo mantenere al riparo dai rischi della quotidianità politica, e viceversa.
Ha saputo vivere la sua lunga esperienza politica e personale con una sobrietà e riservatezza oggi inafferrabile e incomprensibile ai più.
Max Weber ha scritto che tre sono le qualità decisive per un uomo politico: passione, senso di responsabilità e lungimiranza. Passione come dedizione alla causa, responsabilità come attenzione nei confronti di essa, lungimiranza come capacità di far agire su di sé la realtà con la giusta distanza dalle cose e dagli uomini.
E De Gasperi ha raccolto in sé questi aspetti. La passione per le sorti dell’Italia del dopoguerra con il suo impegno di uomo di governo; la passione per le sorti del cattolicesimo politico, con l’impegno per la costruzione del partito oltre che ovviamente con l’impegno istituzionale. Il senso di responsabilità, espresso sempre con “fortezza” morale e grande sobrietà personale, cioè con rigore e senza esibizione. La lungimiranza che gli ha permesso di guardare sempre lontano, cioè di pensare sempre alle future generazioni anche nei momenti difficili, anche a rischio di restare solo. Si capisce allora perché, parlare di De Gasperi oltreché evocare una figura politica veramente gigante, significa tornare alle radici di una storia complessa e delicata, per capire chi siamo come italiani e come cattolici democratici, per verificare e consolidare gli ideali che servono ai progetti futuri.
Bonhoeffer scrivendo dal carcere invitava la chiesa a non sottovalutare, nella testimonianza della Parola, la capacità dell’esempio personale, che dà al messaggio cristiano più forza e rilievo della sua semplice concettualizzazione. E di questo forse i giovani hanno bisogno per avvicinarsi alla politica in tempi di secolarizzazione spesso disordinata, cioè hanno bisogno di uomini in grado di fornire, e credibilmente “raccontare”, un esempio limpido di vita e una modalità alta di azione politica.

2 commenti per
“La politica come professione”


  1. Sono stato a Pieve Tesino nel 2004, a rendere omaggio allo statista nel 50° anniversario della sua morte, credo che ancora in tanti non abbiano capito la “statura” di questo “uomo” politico.
    E’ a lui che dovremmo fare riferimento,(specialmente gli exDC) invece siamo scesi in basso, ma così in basso, che ci stiamo rimangiando tutto il lavoro che lui aveva fatto e che ci aveva portato come nazione, dallo “s_fascio”, ai primi posti nel mondo,oggi ri_siamo allo stato “confusionale”:
    Abbiamo il presidente del condiglio Berlusconi, membro della P2 con tessera n.1816, che da 30 anni va a braccetto con Marcello Dell’Utri, condannato a 9 anni per mafia dal Tribunale presieduto da Leonardo Guarnotta, già membro del pool antimafia con Falcone e Borsellino, e che quattro mesi fa, definì «eroe» Mangano. Abbiamo il capo dell’ opposizione Veltroni che “mette insieme radicali e cattolici” e non capisce che non possono stare insieme l’operaio della ThyssenKrupp e gli industriali…


  2. Sarebbe molto più giusto che lo Stato italiano commemorasse di più con i fatti una così alta figura di uomo politico e non con poche e blande parole nel periodo di ferragosto. Caro onorevole, la mia povera mamma mi parlava di De Gasperi come un personaggio irripetibile e diceva che la statura non si inventa con quattro spot. Rifiutò i voti monarchici e il suo governo cadde in parlamento: vorrei vedere in quanti, dopo di Lui, a parte i Dossetti, La Pira e pochi altri avrebbero avuto quel coraggio. Cordiali saluti.

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