da Europa del 5 agosto 2008
E’ facile prevedere che il dibattito sul caso di Eluana Englaro continuerà ad accompagnarci per diversi mesi ancora, almeno sino all’esito del ricorso della Procura Generale e sino al varo di una legge sul “fine vita”.
Per il Pd in particolare si verificherà, dalla risposta che sarà in grado di dare a questi temi, la sua capacità di essere un partito laico, cioè libero da pregiudizi e capace di pluralismo culturale effettivo, pena addirittura secondo Eugenio Scalfari (La Repubblica del 3 agosto) “la messa in discussione dell’esistenza stessa del partito”. Non condivido tanto catastrofismo, ma cercherò di essere non meno chiaro.
Procediamo con ordine. Innanzi tutto parliamo del voto del Pd sulla risoluzione presentata la settimana scorsa dalla maggioranza per elevare conflitto di attribuzione contro la sentenza della Cassazione, criticato sia da alcune parti del mondo cattolico che da alcune parti del mondo laicista entrambe concordi nel definirlo una “furbata” per evitare una spaccatura interna. Contesto questa interpretazione. Sia il sottoscritto che il Senatore Vannino Chiti, quando ancora l’orientamento dei gruppi parlamentari del Pd non era definito, avevamo dichiarato la nostra personale intenzione di non partecipare comunque a questo voto. Perché? Rispondo per me. Perché da un lato questa iniziativa parlamentare mi era parsa sin da subito priva di fondamento giuridico e, dunque, una mera utilizzazione in sede politica di una tragedia umana, personale e famigliare, che merita pietà e rispetto, a fini altri, cioè per dichiarare una posizione di merito assolutamente legittima ma diversa dalla questione sollevata. Votare contro significava inevitabilmente alludere all’altrettanto legittima posizione opposta sul piano del merito e cioè alla possibilità attraverso la interruzione della alimentazione e dell’idratazione di procurare a Eluana – di fatto – una morte di natura eutanasica. La non partecipazione al voto ha significato il rifiuto di partecipare a un gioco meramente dimostrativo. Spiego perché questa iniziativa parlamentare era ed è destinata a essere dichiarata inammissibile dalla Corte Costituzionale o a essere respinta nel merito. Il Parlamento infatti è titolare di diverse prerogative e funzioni, fra le quali la summa divisio è quella tra attività legislative (esame di proposte di legge, di disegni di legge di conversione, indagini conoscitive durante l’istruttoria legislativa) e attività non legislative. E’ del tutto evidente che il conflitto di attribuzione è lo strumento a tutela delle funzioni non legislative, essendo tutelate quelle legislative esclusivamente dal convinto, efficace e ponderato esercizio della legislazione. Elevare, dunque, un conflitto di attribuzione a tutela non già delle prerogative e delle funzioni non legislative, ma di un potenziale non legislativo e di una aspirazione non concretizzata significa riconoscere la propria impotenza, rivendicare la propria inerzia e in definitiva negare se stessi e sentirselo inevitabilmente sanzionare dalla Corte Costituzionale.
Ma non voglio eludere l’altra questione, più centrale, sollevata dall’articolo di Scalfari, che evoca ancora una volta la divisione fra cattolici e laicisti, accusando i primi di avere trasformato il tema della vita “in una vera e propria ideologia”, la stessa accusa lanciata il giorno prima anche dal Professor Carlo Flamigni membro del Comitato nazionale di bioetica, secondo cui in Italia vivremmo “sotto la dittatura della sacralità della vita”. Verrebbe voglia di rispondere (come ha fatto, sempre domenica scorsa, Il Foglio) che sotto questa presunta dittatura, appunto, comunque si vive, mentre se fosse instaurata quella scientista questo non sarebbe garantito. Ma sia consentito rilevare quanto sia triste sul tema della vita la riproposizione di divisioni ideologiche che tutti dovremmo considerare ormai anacronistiche, a maggior ragione lo dovrebbero fare quanti, non credendo ad alcuna ulteriorità dopo la morte, dovrebbero sentire l’esigenza di difendere con forza proprio la sacralità della vita.
“La vita e la morte – dice ancora Scalfari – sono argomenti non decidibili o almeno così dovrebbe essere”. Appunto. Allora dov’è la questione.
Sempre domenica 3 agosto (su Avvenire) il neurologo britannico Adrian Owen dell’Università di Cambridge citato nel ricorso della Procura Generale di Milano, pur non riferendosi evidentemente al caso Englaro, dava conto di un lungo studio su diversi pazienti in stato vegetativo da cui emerge la capacità di avvertire ciò che accade intorno a loro: “alcuni rispondono in misura impressionante agli stimoli proposti, altri in modo più tiepido, altri ancora danno segni flebilissimi di coscienza”. Se dunque la stessa scienza sta approfondendo questi casi perché fare una crociata, questa si ideologica, partendo dal penoso caso di Eluana Englaro per affermare che la alimentazione e la idratazione debbono essere considerate alla pari dei trattamenti sanitari per i quali è vitato l’accanimento?
Sono certo che non sarà per opinioni diverse su questi temi che salterà il Pd, al contrario vorrei proprio che si partisse da questi temi cosi inediti e cosi difficili per pensare pensieri nuovi.
“La scienza è uno dei saperi ma il sapere della vita è più largo. Quando gli scienziati si arrogano il diritto della verità sono più clericali della chiesa”, ha detto il filosofo laico Salvatore Natoli (intervista a Europa il 24 gennaio 2008) proprio perché la vita è oggi sempre più sottratta ai suoi cicli naturali essendo manipolabili le sue condizioni estreme – la nascita e la morte – è chiaro che alla politica si aprono spazi e si chiedono decisioni un tempo semplicemente non pensabili su cui, ripeto, il dibattito non può che essere veramente aperto e libero. Libero da pregiudizi. Al diavolo verrebbe da dire le antiche divisioni fra credenti e laicisti non perché si diventi tutti laicisti, ma perché ci si convinca tutti della necessità di considerare comunque sacra la vita e comunque tutte suscettibili di cambiamento rispetto alle culture passate le risposte dovute a domande assolutamente nuove. Per questo vorrei che tutti contribuissimo ad abbassare i toni, a farci più seriamente pensosi e ascoltatori della ragioni degli altri, rinunciando a strumentalizzazioni e spettacolarizzazioni di una ricerca e di un confronto che saranno inevitabilmente lunghi e tendenzialmente mai terminati.
Il Magazine dei Corriere della sera ha recentemente invitato i lettori sul caso di Eluana Englaro a votare pro o contro, come in un gioco da spiaggia. Per me non partecipare a quel voto “falso” in parlamento ha significato anche – lo ripeto – un modo per sottrarmi a questo clima impietoso, cioè senza pietas, con cui si discute di temi tanto complessi e seri attorno ai quali peraltro mi ostino a pensare che non dovrebbe essere impossibile definire posizioni convergenti.







Scritto da Pierluigi Castagnetti e archiviato in Articoli
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