di Pierluigi Castagnetti
da Gazzetta, Carlino, Giornale e Informazione di Reggio Emilia del 18 giugno 2009
Con la morte di Camillo Rossi si chiude una fase della storia del mondo cattolico reggiano.
Figura emblematica e persino mitica di un modo di intendere il servizio al prossimo e al bene comune.
Per parlare di lui si deve ricordare che cosa erano nel dopoguerra le parrocchie, vere e proprie “fabbriche” di ceto dirigente, luoghi in cui si trasmettevano i valori – la dirittura morale, la coerenza fra comportamenti pubblici e privati, il senso del dovere e della responsabilità, l’onestà e il disinteresse personale, l’uguaglianza, la giustizia, il rispetto delle opinioni di tutti – e si “costruivano” attorno ad essi le personalità di intere generazioni di giovani. La parrocchia della sua infanzia e della sua età giovanile è stata quella dei SS. Giacomo e Filippo, in via Roma, guidata da un parroco eccezionale, mons. Tonino Fornaciari, e due suoi curati pure notevoli, don Pietro Iotti e don Mario Valpiani, mentre il contesto diocesano era segnato dalla guida forte prima di mons. Beniamino Socche e poi di mons. Gilberto Baroni. La parrocchia di S. Giacomo fornì alla città (come peraltro quella del Duomo, di Santo Stefano o di Scandiano) una generazione, come dicevo, di vero e proprio ceto dirigente. Nei primi decenni del dopoguerra e sino alla fine degli anni ’80, oltre a Camillo Rossi (presidente dell’Azione Cattolica e di diverse altre associazioni ecclesiali e poi capogruppo in consiglio Comunale della Dc) vanno ricordati i fratelli Giuseppe ed Ermanno Dossetti (parlamentari), Alfredo Mietto (segretario provinciale della DC), Carla Mietto (pure segretario provinciale della DC), Angelo Burani (presidente del CSI), Giancarlo Confetta (amministratore della Cassa di Risparmio), Francesco Sanna (consigliere comunale DC), Lauro Bottazzi (dirigente comunale della DC), e sicuramente dimentico altri, senza parlare dei tanti che si affermarono nelle diverse professioni.
Sarebbe interessante indagare le ragioni che facevano delle parrocchie luoghi di formazione di tanto ceto dirigente. I preti sono sicuramente una spiegazione, i valori che lì si trasmettevano – vere e proprie virtù civiche e repubblicane (diremmo oggi), non solo religiose – hanno pure avuto importanza, ma nondimeno io penso allo spirito del gruppo. Gruppo formato da giovani educati a dare senza chiedere e invidiare, preparati a considerare l’impegno nelle organizzazioni sociali e nelle istituzioni né una perdita di tempo né una perdita dell’anima, ma forme efficaci di servizio al prossimo e nondimeno di crescita personale, giovani cresciuti insieme, che si sono cioè fatti compagnia e aiutati spiritualmente e culturalmente nei rispettivi percorsi di vita e lavoro.
Camillo Rossi è stato sulla breccia più a lungo di tutti, anche perché più instancabile di tutti e più capace di tante ripartenze. Bastava che il Vescovo chiamasse, e la sua risposta era immancabilmente positiva.
Per il breve periodo in cui sono stato in Consiglio Comunale è stato il mio capogruppo. Lo ricordo ad ogni riunione con lo stesso entusiasmo, la stessa fantasia, la stessa pazienza, la stessa capacità di dialogare con l’amministrazione per trovare – quando possibile e necessario – i punti di equilibrio e mediazione. Nei momenti di maggior tensione non smarriva mai la lucidità e non chiudeva mai l’ultimo spiraglio, proprio per preservare un punto da cui ripartire.
E’ stato uomo politico figlio di una stagione in cui anche i conflitti più aspri non colpivano mai la persona dell’avversario e non catturavano mai in ostaggio la verità dei fatti. Una stagione in cui la durezza del confronto arricchiva gli uni e gli altri, inducendoli a studiare, ad approfondire i problemi e attrezzarsi culturalmente per meglio competere. E selezionava, dall’una e dall’altra parte, oggettivamente i migliori, cioè i più competenti e i più “formati” anche moralmente.
Oggi viviamo un tempo diverso, in cui anche nei dirigenti che si professano cristiani sembrano essere apprezzati un maggiore pragmatismo e persino una certa misura di disinvoltura, forse anche perché si fa il confronto sempre più e sempre solo con i contemporanei. Se si guardasse anche solo a ieri, e ci si confrontasse con le tante straordinarie personalità del mondo cattolico, come Camillo Rossi appunto, reimpareremo tutti ad apprezzare ben altre virtù.
1 commento per
“Camillo Rossi, una figura mitica”
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Chi ha conosciutio personalmente il cav. Camillo Rossi – ed io ho avuto la fortuna (o forse il dono?!?) di conoscerlo negli anni della mia formazione sociale, religiosa, politica e culturale – non può non ritrovarne pienamente i tratti salienti nel profilo così fedelmente tratteggiato dal carissimo onorevole Pierluigi Castagnetti. Gli stessi nobili ideali e i medesimi alti valori che allora egli ci ha ispirato, ci impegniamo, oggi, a vivere e trasmettere ai ragazzi del tempo presente; giovani apparentemente così assenti e distanti, in realtà affamati di autentici modelli di vita e di pensiero, che possano riempire di senso il sempre più angosciante vuoto di un’esistenza che molti “adulti”, dai loro “video-pulpiti” e dalle pagine di certa carta stampata, vorrebbero asettica e banale. Abbiamo sempre più bisogno di testimoni; di maestri(o pseudo tali) ne abbiamo avuti e ne abbiamo già abbastanza. Prof. Antonio Cattalini, Sant’Antioco (CI)Sant’Antioco (CI)