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Si aprirà un dibattito sul ritorno a Fi e An

354ea72e120781754718779Intervista di Nicola Maranesi

La Discussione del 09 giugno 2009

ROMA – Pierluigi Castagnetti non è certamente tra quegli esponenti del Partito democratico che esultano per l’esito delle elezioni europee. <<Avremmo sicuramente desiderato un risultato migliore – spiega alla Discussione – anche se eravamo preparati a un passaggio molto difficile. In definitiva registriamo un recupero realizzato dalla segreteria di Franceschini che non raggiunge però una misura soddisfacente. Il lavoro del segretario ha tamponato una emorragia ma non ci esaltiamo di certo per il risultato raggiunto>>. Ma a margine dell’autocritica c’è spazio per andare a desumere dati politici importanti anche in casa altrui. <<Il dato politico più importante è la fine del mito berlusconiano, dell’invincibilità del premier. Ma soprattutto registriamo l’impasse del progetto del Pdl, al punto che io penso che al suo interno si aprirà un dibattito e non mi meraviglierebbe se arrivassero alla conclusione di tornare allo status quo ante con Fi e An che riprendono la loro individualità. Anche se ne parla poco oggi che credo che questa sarà una delle probabili conseguenze del risultato elettorale>>.
Cosa glielo fa pensare?
<<Credo che An non possa accettare di essere assorbita nel gorgo del destino berlusconiano, assistendo inerte all’esplosione della Lega Nord>>.
Crede quindi che il quadro politico nazionale possa trasformarsi così profondamente?
<<Penso di si, anche se poi bisogna prendere atto per l’ennesima volta che esistono due blocchi del 45%, nel centrodestra e nel centrosinistra, che continuano a non sfondare l’uno nella direzione dell’altro. Il vantaggio del blocco della destra è che è più unito, la caratteristica di quello della sinistra è che è ancora molto frammentato. Però da questi confini, 45% di qua e di là, non si esce>>.
Qualcuno ha voluto leggere nei risultati di queste elezioni una bocciatura del bipolarismo.
<<Non è così: il bipolarismo ormai è entrato nella mentalità degli elettori italiani. Questo non significa che debba trasformarsi in bipartitismo. In questo senso penso anch’io che ci sia stata la conferma che i poli sono più complessi rispetto ai partiti principali che guidano gli schieramenti>>.
Cosa ha frenato la crescita del Pdl?
<<La campagna di “gossip” è stata decisiva, soprattutto per una parte di elettorato cattolico di centrodestra. La vicenda ha rilevato un capo del governo che per i suoi comportamenti non è apparso all’altezza del ruolo che dovrebbe conservare>>.
Di Pietro raddoppia i consensi. Cosa vuol dire per il Pd?
<<Che una parte consistente dei nostri elettori si fa suggestionare dal suo messaggio. Anche per queste ragioni, e per il dato elettorale, il Pd dovrà organizzarsi per fare a ottobre un congresso “vero”>>.

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