di Pierluigi Castagnetti
da Europa del 23 dicembre 2009
Il dibattito che si è svolto ieri alla camera per avviare l’esame della legge sulla cittadinanza è servito ad evocare un briciolo di attenzione su un problema grosso come il mondo. La rimozione di questo problema, purtroppo, è infatti diventato il campo su cui si gioca, soprattutto in Italia, la competizione politica.
La palla scelta per questo gioco è la paura. La paura prodotta dai diversi, soprattutto da quanti appaiono – per colore della pelle, istruzione, costumi – diversi da sé.
La paura dei cittadini residenti ed elettori. La paura oggettiva per gli atti di criminalità agiti o convenzionalmente attribuiti ai cittadini stranieri.
La paura giusta per la incolumità propria e dei propri beni. La paura alimentata intenzionalmente, e non, da una informazione che non si interroga più sulla propria responsabilità e sulle proprie potenzialità.
La paura cavalcata dalla politica che da tempo ha smesso di fare i conti con le proprie responsabilità e potenzialità.
La paura dei partiti che per avere rinunciato a strumentalizzare la paura dei cittadini, temono di subirne le conseguenze sul piano elettorale.







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