(ANSA) – ROMA, 29 APR – ‘Moro aveva una visione piu’ laica ed occidentale’ di Berlinguer a proposito della collaborazione tra forze della sinistra e cattoliche. Lo ha detto Massimo D’Alema nel corso di una trasmissione su Youdem Tv in cui ha rievocato, assieme a Pierluigi Castagnetti, la figura di Aldo Moro.
Durante la trasmissione e’ stata ricordata il racconto fatto da Leopoldo ELia, che fu stretto collaboratore di Moro, secondo il quale lo statista ucciso dalle Br pensava che la legislatura 1976, si sarebbe dovuta concludere con un breve periodo di governo Dc-Pci prima delle elezioni. ‘Il pensiero di Moro – ha rilevato Castagnetti – era sostanzialmente questo: ci mettiamo insieme e poi ci risepareremo per dimostrare che abbiamo tanto da condividere; la dialettica a cui pensava era questa’.
Inoltre questo accesso del Pci al governo per poi riandare alle urne avrebbe tranquillizzato gli alleati che i comunisti italiani accettavano il metodo democratico.
D’Alema ha sottolineato la differenza tra Moro e Berlinguer, che parlava invece di ‘compromesso storico’. ‘Moro – ha detto l’ex ministro degli Esteri – aveva una visione laica e piu’ occidentale: per lui la collaborazione tra Dc e Pci era la premessa ad una alternanza senza traumi. In fondo qualcosa del genere era successa in Germania, con la ‘Grosse Koalition”.
Berlinguer, invece, pensava al compromesso storico come un periodo prolungato di governo comune’.
‘ENtrambi avevano in mente – ha proseguito D’Alema – un cambiamento di fase, in netto anticipo sulla storia, con la fine della ‘conventio ad excludendum’ verso la sinistra’. ‘Per rendere piu’ credibile tutto cio’ – ha ricordato ancora il presidente della Fondazione ItalianiEuropei – Berlinguer non solo accetto’ il Patto Atlantico, ma anzi spiego’ che esso era la garanzia della realizzabilita’ di questo disegno, visto che nel blocco sovietico si teorizzava la sovranita’ limitata. E uomini come Moro o La Malfa capirono q1uesto disegno di Berlinguer’.
Tutto cio’ ‘anticipava la fine della Guerra fredda in Italia – ha concluso D’Almea – poi pero’ prevalsero proprio le forze della Guerra fredda, a partire dall’omicidio di Aldo Moro’.
TONINI, VA BENE DIFFIDENZA MA NON SIGNIFICA CHIUDERSI AL CONFRONTO
(Adnkronos) – Le “ultime dichiarazioni di Berlusconi sono positive” secondo il veltroniano Giorgio Tonini. Ma, aggiunge il senatore, “il premier ci ha abituato a repentine svolte e controsvolte”. Quindi, “un po’ di sana diffidenza da parte dell’opposizione e’ legittima ma questo non puo’ significare che noi non siamo disponibili al dialogo”. Tonini ricorda “l’esempio positivo del federalismo fiscale” in cui “si e’ arrivati a un testo sostanzialmente condiviso”. Da parte del Pd non deve mancare quello stesso spirito costruttivo anche perche’ “noi siamo molto sensibili all’invito del capo dello Stato a evitare uno scontro ideologico inconcludente ma ad agire nell’interesse del paese”.
Pierluigi Castagnetti argomenta che la possibilita’ di dialogo non dipende pero’ dal Pd ma da Berlusconi: “Oggi un clima costituente non c’e', non c’e’ un atteggiamento realmente costruttivo. Berlusconi avrebbe la possibilita’ di crearlo e non lo sta facendo. Quindi, a mio parere, ha ragione Bersani a sottolineare che cosi’ il dialogo e’ impossibile”. Ed Enrico Letta, vicesegretario del partito, chiede che “governo e la maggioranza escano dall’altalena fra minacce e ramoscelli d’ulivo. Se la maggioranza e’ nell’impasse non si cerchino pretesti nell’opposizione”.
Sul versante dell’appello al ‘patto repubblicano’ avanzato dal segretario del Pd e’ critica la ‘Velina rossa’ di Pasquale Laurito: un messaggio che “ci e’ apparso fuori tempo”, scrive la Velina: “Tutto questo ci appare non adeguato poiche’ si tratta di una enunciazione che non puo’ trovare sul piano politico una concreta realizzazione”.
(ANSA) – ROMA, 23 APR – ‘Il governo deve dimettersi”. Lo chiede il presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Pierluigi Castagnetti.
“Dopo la direzione nazionale di ieri, il maggior partito della maggioranza non è piú in grado di sostenere alcun programma di Governo. Non è immaginabile – dice – un vivacchiamento della legislatura fino al 2013. Non solo in questa situazione non si possono fare le riforme, ma non si possono neppure affrontare i provvedimenti per il lavoro e l’economia di cui il paese ha urgente necessità. Di fronte al nuovo quadro c’è, dunque, un dovere istituzionale per il governo di prendere atto della situazione, oltrech‚ un dovere verso il paese di non scaricare sulla sua pelle le convulsioni di un partito costruito intorno al carisma di un leader oggi ormai compromesso e, anche per questo, non piú in grado di reggere la guida dell’esecutivo’.
IL PARLAMENTARE PD: REGGIO DISPONEVA ANCHE DI ALTRE FIGURE
CECCANTI PROPONE DOPPIO TURNO FRANCESE;VIOLANTE,NON E’ LINEA PD (di Cristina Ferrulli) (ANSA) – ROMA, 8 APR – Una nuova legge elettorale resta nel Pd il punto di partenza del processo riformatore nonostante nella maggioranza, tranne il presidente della Camera Gianfranco Fini, nessuno ne senta bisogno. Il problema e’ che, in assenza di una linea comune, fioriscono in Parlamento proposte di legge di singoli parlamentari, dal modello francese del veltroniano Stefano Ceccanti ad un prossimo ddl per il ritorno al Mattarellum. Iniziative che ‘non sono la posizione ufficiale del partito’, taglia corto Luciano Violante che, invece, a quanto si apprende, avrebbe avuto contatti con esponenti del Pdl per tentare un confronto a partire dalla bozza che porta il suo nome.
Pier Luigi Bersani resta convinto che per il Pd non sia ancora arrivato il momento di entrare in partita. Certo, i democratici sono pronti a sedersi al tavolo delle riforme ma bisogna prima capire dove la maggioranza andra’ a parare al termine del gioco di potere tra la Lega ed il Pdl. E, osservando le tensioni dentro la maggioranza, al vertice del Pd non sono cosi’ convinti che alla fine nel centrodestra la spuntera’ la bozza Calderoli. Contatti, infatti, ci sarebbero stati tra il responsabile Riforme ed esponenti del Pdl sulla bozza Violante che prevede anche un rafforzamento dei poteri del premier. ‘Noi siamo per un regime parlamentare – evidenzia l’ex presidente della Camera parlando all’ANSA – nel quale il Presidente del Consiglio deve avere la fiducia dalle Camere e tutti i poteri necessari per realizzare il programma di governo.
In particolare deve avere il potere di chiedere al capo dello Stato la revoca dei ministri e lo scioglimento delle Camere. E deve poter ottenere, sempre dalle Camere, l’esame a data fissa dei provvedimenti del governo’.
Prima della direzione di sabato 17, Bersani potrebbe cercare una quadra interna gia’ in un coordinamento politico, che riunisce i big del Pd. Anche perche’, ai piani alti del Nazareno, non si guarda con entusiasmo al fiorire di proposte di legge che propongono modelli di legge elettorale di vario tipo ed e’ vero che, oltre a restituire il diritto di scelta ai cittadini, il Pd deve fissare paletti comuni.
Sulla scia della proposta leghista del semipresidenzialismo, il veltroniano Stefano Ceccanti ha presentato un ddl per istituire collegi uninominali maggioritari a doppio turno, ovvero quel modello francese che nel pomeriggio il presidente della Camera Gianfranco Fini illustra come necessario se si vuole cambiare il modello istituzionale. E, a quanto si apprende, in Area Democratica si starebbe mettendo a punto una proposta per il ritorno all’uninominale, una sorta di Mattarellum corretto mentre la prossima settimana Pierluigi Castagnetti riunira’ la sua fondazione per elaborare insieme a costituzionalisti una proposta di riforma nella stessa direzione. Iniziative ‘personali’, ribadiscono ai vertici del partito, anche se non e’ un segreto che Bersani non vedrebbe in modo negativo un ritorno al sistema uninominale con i collegi come era il Mattarellum.









Scritto da Pierluigi Castagnetti e archiviato in Dichiarazioni
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