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set '11

Il personalismo nella cultura del PD

personalismoiconodi Pierluigi Castagnetti

da l’Unità del 18 settembre 2011

Ha ragione Luigi Manconi, per la sinistra è giunto il momento di abbandonare tabù e pregiudizi verso valori che nel secolo scorso hanno caratterizzato l’originalità del pensiero filosofico cattolico, come quello della centralità della persona umana. Il personalismo può essere, ne sono convinto anch’io, un’importante traccia di pensiero che consente alla sinistra di rifondare una propria identità culturale per entrare nel dibattito contemporaneo senza complessi. Del resto già all’Assemblea costituente la sinistra, forse con un po’ di pragmatismo, ha saputo dialogare con questo pensiero ed accoglierne l’originalità iscritta soprattutto nei “principi fondamentali”. Proprio in questi giorni, ricordando Mino Martinazzoli, abbiamo evocato una sua riflessione sul tema “ la libertà e la legge” all’interno della quale diceva che il diritto “ non è che la persona umana; non c’è distacco tra l’uno e l’altra, ma identità. Non la persona ha il diritto, ma la persona è il diritto”. Si avvertono in queste affermazioni forti ascendenze di Capograssi e  in particolare del Rosmini, secondo cui, infatti, la persona altro non è che “il diritto umano sussistente” e la società altro non è che l’insieme “di più persone in quanto persone”. La persona, dunque, cioè quel soggetto il cui fine oltrepassa la società stessa essendo “inerente alla dignità umana” e perciò non intaccabile dal “diritto sociale”. Lo Stato deve perciò “trattare le persone come fine, cioè come aventi (ognuna) un fine proprio”. Ecco cosa significa la centralità della persona umana, attorno cui ruota il nostra ordinamento costituzionale; dovrebbero rendersene conto quanti oggi propongono una diversa centralità, come quella dell’impresa o del mercato. Ma se vogliamo risalire possiamo trovare altri pensatori che precedono Rosmini, come I. Kant, nel cui imperativo categorico rinveniamo lo stesso principio: “ agisci in modo da trattare l’umanità, nella tua persona come in quella di qualsiasi altro, sempre contemporaneamente come fine e mai come mezzo”. Altri autori possono essere evocati, sicuramente Maritain e Mounier, su cui si è giustamente intrattenuto Luigi Manconi (essendo stati gli ispiratori principali, in particolare di quella generazione di giovani costituenti cattolici che hanno lavorato sui “principi fondamentali”), o Scheler o Landsberg sino al nostro L. Stefanini che hanno dato un contributo importante alla teoria del personalismo sociale. Alla consueta opposizione tra individualismo e collateralismo, Stefanini in particolare contrappone una deduzione personalistica della democrazia con accenti che richiamano alcune posizioni giobertiane. Recentemente poi, 1972, J. Lacroix, ha sostenuto che il personalismo più che una filosofia è un’anti-ideiologia, un atteggiamento, una direzione intenzionale del pensiero fortemente connesssa con l’esperienza concreta, insofferente delle organizzazioni sociali e politiche che finiscono per ferire e inibire la persona e la comunità di persone. Una posizione che ovviamente, se portata alle estreme conseguenze, non potrebbe essere condivisa perché porterebbe il valore assoluto della persona a confliggere con qualsiasi modello di organizzazione democratica della vita della comunità. Vale comunque la pena inserirsi in questo dibattito come suggerisce Manconi, il quale utilizza il personalismo tra l’altro per ridefinire la politica come luogo in cui si riversano le nuove domande di diritto e di libertà che nascono dalla persona. È sicuramente legittimo e giusto. Ma quei diritti da lui indicati a mò di esempio sono solo alcuni e andrebbero comunque integrati e vagliati alla luce del criterio che impone profondità e coerenza nell’approccio al valore, in sé e “ulteriore”, della persona umana. Ma lo stimolo che io colgo nella sua riflessione va apprezzato per il contributo offerto alla sinistra italiana teso a sbloccare un dibattito e superare certi tabù, al fine di poter cercare – come fanno da tempo alcune socialdemocrazie e laburismi europei – fuori dalle proprie tradizionali radici, quei filoni solidi di pensiero che possono delineare il profilo di una sinistra moderna, oltre il mediocre e asfittico “spirito del tempo”. Cominciamo a parlare di personalismo e di comunitarismo, come stanno facendo Obama e i democratici americani e allora anche la “novità” che vuole essere il pd prenderà consistenza e feconderà quella nuova generazione di “nativi” di cui parla spesso Pierluigi Bersani.

1 commento per
“Il personalismo nella cultura del PD”


  1. La natura dell’uomo è “data” e non “stabilita” da volontà umana, per cui la legittimità, cioè la conformità al vero in natura, è molto più importante e fondativa della legalità (come ha spiegato il Papa nel recente discorso al Parlamento federale tedesco).

    Ebbe su questi temi occorre agire.
    Come?

    “Se si vogliono ottenere risultati concreti, è importante che le porte della trattativa rimangano aperte. Ma il documento di mons. Dolan dà una lezione a un certo numero di suoi colleghi in altri Paesi: alla trattativa si va con molta più forza dopo avere parlato chiaro. Per stringere la mano dell’altro bisogna anzitutto dimostrare di avere una mano.”

    Questa frase è tratta da questo articolo:
    http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-usa-i-vescovi-per-la-libert-religiosa-3233.htm#.Towg8M6rV3M.facebook

    La questione è quindi semplice: o i cattolici in politica si comportano da tali e portano avanti questi temi, … oppure è inutile che si dichiarino cattolici. Prendono solo in giro se stessi e gli elettori.

    Francesco

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