di Pierluigi Castagnetti
da Europa del 24 Novembre 2011
E vabbè, riparliamo di Todi.
È vero che l’Italia ha altri temi che urgono, ma in controluce si intuisce, ad esempio, che dietro il governo Monti può mettersi in moto una qualche forma di aggiustamento se non di riorganizzazione del paesaggio politico in cui i cattolici potrebbero avere qualche ruolo. Per cui parliamone. Todi è assunto come metafora di questa possibilità. Si elencano i ministri che sono passati da là, accadrà la stessa cosa quando conosceremo i sottosegretari, si organizzano convegni apparentemente per capire sostanzialmente per influire sul dopo Todi, come è accaduto due giorni fa dalle parti dell’ UDC e del terzo polo. Mi sbaglierò ma penso che se si vuole strappare in tempi troppo rapidi Todi dal “prepolitico”, dove l’ha collocato con chiarezza il Card. Bagnasco, per trascinarlo nel politico, si commette un grave errore. Precisiamo allora. Nel governo Monti è vero che ci sono alcuni relatori di Todi, che peraltro sono stati scelti per la loro competenza e non per la loro appartenenza. Forzare questo dato significa ferire la verità e creare difficoltà al governo e a quei ministri in particolare. Non deve sorprendere, per ragioni storiche oggettive (che abbiamo ricordato proprio nei giorni scorsi, durante la mostra “Quando si faceva l’Italia” che ha ricordato il contributo della Democrazia Cristiana alla costruzione dell’unità e unificazione del paese), che un governo che si propone un grande sforzo per uscire da una crisi economica straordinaria e per riprodurre coesione sociale, si sia rivolto alle eccellenze del paese e in particolare a quelle persone competenti che hanno nel loro DNA una concezione della politica inclusiva e non divisiva, come è sicuramente, ma non esclusivamente, per i credenti.









Scritto da Pierluigi Castagnetti e archiviato in Interviste
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