mar
25
giu '13

CON EMILIO COLOMBO SE NE VA L’ULTIMO COSTITUENTE

Fa una certa impressione constatare che con Emilio Colombo se ne va l’ultimo costituente proprio ora che il Parlamento sembra voler mettere mano ad una revisione profonda della Carta. Se ne è andato in silenzio quasi ad evitare l’imbarazzo di una testimonianza diretta e personale di quel primo parlamento repubblicano. La partenza di Emilio Colombo chiude la serie dei grandi capi democristiani, quelli che insieme ad altri ma più di altri hanno fatto lo stato democratico e ricostruito il paese che era uscito distrutto dalla seconda guerra mondiale. Colombo è stato un grande italiano ed un grande cittadino europeo. Nell’Europa ha creduto sino all’ultimo e ne ha dato testimonianza ancora il 15 maggio scorso nella discussione  nella commissione esteri del Senato, in  cui ha avuto modo di connettere la crisi attuale  al declino degli ideali comunitari verificatosi in Germania dopo l’uscita di scena di Kohl. Era stato il primo Presidente italiano del parlamento europeo, insieme a De Gasperi e Ciampi, insignito del premio “Carlo Magno”. Nel suo paese Colombo aveva ricoperto numerosi incarichi di governo sin da quando a solo 36 anni divenne ministro dell’agricoltura. Colombo era uomo di governo per antonomasia, cioè uomo competente sotto il profilo tecnico oltreché politico. In particolare nel periodo in cui ha portato, insieme a Guido Carli governatore della Banca d’Italia, la lira a vedersi riconosciuto l’oscar della moneta più forte alla fine degli anni cinquanta. Della sua esperienza politica e di governo ha lasciato mirabile testimonianza nel volume scritto con Arrigo Levi ( “Per l’Italia e per l’Europa”  ed. Il Mulino) presentato personalmente alla fiera del libro a Torino e che avrebbe dovuto presentare anche a Roma nelle prossime settimane insieme al Presidente della Commissione europea Barroso e a l’ex Presidente del Parlamento europeo Nicole Fontaine : praticamente il suo testamento spirituale e politico. Come segretario del Partito Popolare Italiano non posso dimenticare la sua vicinanza nei momenti più difficili segnati anche dalla divisione dei cattolici in politica. Lo stile, la dignità e lo spessore politico dimostrati nel momento in cui ha presieduto la prima seduta della XVII legislatura al Senato sono la testimonianza di una cultura politica e di un modo di intendere la funzione parlamentare di cui molti cittadini mostrano di avere comprensibile nostalgia.