di Pierluigi Castagnetti
da Europa del 16 febbraio 2010
L’uscita di Paola Binetti è una grave perdita per il Pd. Per alcuni, che hanno già dimenticato cos’è e cosa deve essere questo partito, può sembrare semplicemente un atto di chiarezza. Dopotutto si può ben dire che mai uscita era stata più annunciata. Chi conosce la Binetti sa invece che si è trattato di una decisione faticosa e penso anche molto sofferta. Come lo sono state quelle di Enzo Carra, di Renzo Lusetti e degli altri usciti nelle ultime settimane. Un partito è anche una comunità di persone che si stimano e con il tempo costruiscono relazioni umane importanti e, in ogni caso, per ognuno è una scelta, una scommessa: dover prendere atto di essersi sbagliati comporta sempre un costo piuttosto rilevante.
Do atto, dunque, a Paola Binetti della serietà della sua decisione che per tante ragioni comprendo, ma non condivido. Dirò perché.
Innanzitutto perché in un partito ci si sta quando c’è il sole e quando piove, quando si è in maggioranza e quando si è in minoranza e, in quest’ultimo caso, si lavora ancor di più per affermare le proprie posizioni.







Roma, Camera dei Deputati, 09 febbraio 2010

di Pierluigi Castagnetti
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