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	<title>Pierluigi Castagnetti Blog &#187; Discorsi</title>
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	<description>Il blog personale di Pierluigi Castagnetti</description>
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		<title>Una manovra sbagliata</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 13:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
Roma, Camera dei Deputati, 29 luglio 2010
Ordine del giorno presentato dall&#8217;On. Castagnetti e accolto dal Governo
La Camera, premesso che:
-         Il decreto legge 78/2010 persegue la diminuzione del disavanzo pubblico dal 5% del Pil di quest’anno al 3,95 nel 2011 e al di sotto della soglia del 3%, ossia al 2,7% nel 2012, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1781" title="crisi_finanziaria1" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/07/crisi_finanziaria1-300x199.jpg" alt="crisi_finanziaria1" width="113" height="74" />di <strong>Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>Roma, Camera dei Deputati, 29 luglio 2010</em></p>
<p><strong>Ordine del giorno presentato dall&#8217;On. Castagnetti e accolto dal Governo</strong><br />
La Camera, premesso che:</p>
<p>-         Il decreto legge 78/2010 persegue la diminuzione del disavanzo pubblico dal 5% del Pil di quest’anno al 3,95 nel 2011 e al di sotto della soglia del 3%, ossia al 2,7% nel 2012, in ottemperanza al vincolo europeo circa la stabilizzazione della spesa pubblica.</p>
<p>-         il provvedimento è l’ennesima manovra di stabilizzazione finanziaria &#8211; la decima in due anni di legislatura &#8211; che ripercorre la logica dei tagli lineari sulle dotazioni di spesa delle missioni del bilancio dello Stato, di parte corrente e di conto capitale. <span id="more-1779"></span>L’articolo 2, infatti, dispone una riduzione lineare del 10% delle dotazioni finanziarie a legislazione vigente delle missioni di spesa di ciascun Ministero;</p>
<p>-         la manovra è sbagliata in quanto limita a ridurre la spesa pubblica in modo indiscriminato e non equo, è strutturalmente debole e iniqua, priva di una prospettiva per il futuro dei cittadini, ai quali viene chiesto l’ennesimo sacrificio senza che a ciò corrisponda la contemporanea previsione di misure e mezzi atti a generare crescita e sviluppo per il futuro.</p>
<p>-         i tagli iniqui contenuti nella manovra colpiscono le regioni e gli enti locali senza distinzione tra amministrazioni più o meno virtuose e con un evidente squilibrio a favore delle amministrazioni centrali che, seppure fonti di notevoli sprechi ed inefficienze, vengono penalizzate assai meno delle regioni e degli enti locali. Queste misure colpiranno, attraverso i tagli ai servizi pubblici, i cittadini meno privilegiati. Ben 3,5 miliardi di euro sono sottratti al trasporto pubblico locale, che finiranno inevitabilmente per svantaggiare quelle fasce di ceto medio, lavoratori e studenti, che quotidianamente usano i mezzi pubblici per i loro spostamenti.</p>
<p>-         una manovra, che sebbene sia presentata come una manovra europea, è poco in linea con quanto predisposto da altri paesi membri. In Europa, la maggior parte dei paesi ha scelto di impegnare rilevanti risorse di bilancio, accanto a manovre di stabilizzazione economica, per attuare provvedimenti di stimolo all’economia, alla sanità e al welfare.  Nei paesi del nord Europa si chiedono sacrifici ai cittadini più abbienti, in Francia e in Germania, accanto ai tagli degli sprechi non si sacrificano le risorse in favore delle famiglie, dell’educazione della scuola. In Germania oltre la metà del maggiore deficit è imputabile a misure di sostegno dell’economia (tra le quali rileva l’intangibilità delle risorse in favore della ricerca); in Spagna circa un terzo; in Francia poco più di un quarto;</p>
<p>-         in controtendenza con quanto avviene nei paesi europei e anche negli Stati Uniti, per l’Italia, gli interventi di sostegno anti-crisi hanno avuto un impatto nullo sul disavanzo, mentre avrebbero attenuato la caduta del Pil per circa 0,5 punti percentuali, secondo i recenti dati della Banca d’Italia;</p>
<p>Impegna il governo:</p>
<p>a valutare la possibilità di introdurre, accanto a misure di stabilizzazione economica, anche misure concordate a livello europeo, per tutelare le fasce a rischio di povertà nel nostro Paese e in Europa, in favore dell’introduzione del reddito minimo europeo, per realizzare un Piano urgente per il lavoro e l’occupazione e per evitare fenomeni di dumping sociale, in aderenza al quanto prospettato nel Rapporto di Mario Monti, “Una nuova strategia per il mercato unico”, consegnato il 10 maggio scorso al Presidente della Commissione europea.</p>
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		<title>Lega a Guastalla</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 12:58:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discorsi]]></category>
		<category><![CDATA[La nostra Reggio]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti e Maino Marchi
Roma, Camera dei Deputati, 20 luglio 2010
Al Ministro per le politiche Agricole e Forestali
Premesso che con decreto del 15 giugno 2010, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan ha disposto la revoca del signor Marco Lusetti dall&#8217;incarico fiduciario di commissario ad acta dell&#8217;Ente nazionale della cinofilia italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1767" title="marco_lusetti" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/07/marco_lusetti.jpg" alt="marco_lusetti" width="123" height="118" />di <strong>Pierluigi Castagnetti</strong> e <strong>Maino Marchi</strong></p>
<p><em>Roma, Camera dei Deputati, 20 luglio 2010</em></p>
<p>Al Ministro per le politiche Agricole e Forestali</p>
<p>Premesso che con decreto del 15 giugno 2010, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Giancarlo Galan ha disposto la revoca del signor Marco Lusetti dall&#8217;incarico fiduciario di commissario ad acta dell&#8217;Ente nazionale della cinofilia italiana (ENCI) conferito con decreto ministeriale n. 3907 del 20 aprile 2009;<br />
considerato che:<br />
secondo quanto espressamente riportato nel citato decreto ministeriale, la revoca dall&#8217;incarico del signor Lusetti sarebbe motivata da &#8220;gravi disfunzioni registrate nell&#8217;espletamento dell&#8217;incarico di Commissario ad acta, concretatesi in una serie di comportamenti e di atti illegittimi, <span id="more-1766"></span>adottati in violazione del potere conferito ed in spregio delle procedure dettagliate nell&#8217;articolo 4 del D.M. 3907 del 20 aprile 2009&#8243; e che &#8220;dall&#8217;esame della documentazione trasmessa dall&#8217;ENCI al Ministero emergono comportamenti eccedenti il mandato di Commissario ad acta, come definito nel D.M. n. 3907 del 20 aprile 2009 ed, in alcuni casi, contrari al diritto&#8221;;<br />
nello stesso decreto si fa riferimento a 62 delibere riguardanti aspetti organizzativi, amministrativi e economici relativi all&#8217;ENCI adottate dal signor Lusetti dichiarate nulle con la nota ministeriale n. 5238 del 25 maggio 2010 in quanto ritenute in violazione dell&#8217;articolo 4 del citato decreto ministeriale n. 3907 del 20 aprile 2009,<br />
si chiede di sapere:<br />
quali siano in dettaglio le violazioni di merito contestate al signor Marco Lusetti a giustificazione del provvedimento di revoca dell&#8217;incarico fiduciario di commissario ad acta dell&#8217;ENCI;<br />
in particolare, quale sia il contenuto delle citate delibere;<br />
quali siano stati i criteri che hanno condotto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali pro tempore a nominare il signor Lusetti commissario ad acta dell&#8217;ENCI, ritenendo impossibile che siano state esclusivamente affinità di tipo politico a determinare tale scelta;<br />
quali misure il Ministro in indirizzo intenda assumere affinché sia garantita per il futuro piena trasparenza relativamente alle nomine e alla gestione stessa di ENCI e degli altri enti controllati dal Ministero.</p>
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		<title>Interrogazione contro le bombe a grappolo</title>
		<link>http://www.pierluigicastagnetti.it/2010/06/interrogazione-contro-le-bombe-a-grappolo/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jun 2010 08:34:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
Roma, Camera dei Deputati, 16 giugno 2010
Al Ministro degli Affari Esteri, al Ministro della Difesa
Per sapere, premesso che:
-    si è appena conclusa la conferenza svoltasi a Santiago del Cile dal 7 al 9 giugno, dedicata alla Convenzione sulle munizioni a grappolo a cui hanno partecipato più di 98 Paesi e 120 organizzazioni della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1708" title="news160208_clusterbomb" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/06/news160208_clusterbomb1.jpg" alt="news160208_clusterbomb" width="191" height="131" />di <strong>Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>Roma, Camera dei Deputati, 16 giugno 2010</em></p>
<p>Al Ministro degli Affari Esteri, al Ministro della Difesa</p>
<p>Per sapere, premesso che:</p>
<p>-    si è appena conclusa la conferenza svoltasi a Santiago del Cile dal 7 al 9 giugno, dedicata alla Convenzione sulle munizioni a grappolo a cui hanno partecipato più di 98 Paesi e 120 organizzazioni della società civile provenienti da tutto il mondo;</p>
<p>-    la Convenzione entrerà in vigore il 1° agosto 2010, a meno di 2 anni dall’apertura alla firma di Oslo del dicembre 2008. Un totale di 106 Paesi hanno firmato la Convezione, 36 dei quali l’hanno già ratificata con una rapidità non consueta al cammino di un trattato internazionale;<span id="more-1706"></span></p>
<p>-    l’entrata in vigore della Convenzione di Oslo conclude positivamente il processo di “diplomazia umanitaria”, apertosi a partire dal febbraio 2007 per iniziativa della Norvegia, e sull’esempio del processo negoziale di Ottawa che aveva portato al bando totale delle mine antipersona. Il passo in avanti compiuto con questo importante Trattato è estremamente rilevante in quanto permetterà di mettere al bando anche le pericolosissime bombe a grappolo, concepite per disperdere o rilasciare sottomunizioni esplosive che minacciano le popolazioni civili, soprattutto i bambini, con conseguenze economiche e umanitarie inaccettabili;</p>
<p>-    i Governi del Cile, della Norvegia e il programma delle Nazioni unite per lo sviluppo UNDP hanno ospitato la conferenza che si è delineata come il più grande incontro internazionale sulla Convenzione dopo quella dell’apertura alla firma di Oslo, preparando così il terreno di lavoro per il primo Meeting degli Stati Parte che sarà ospitato dall’8 al 12 novembre 2010 dal  Laos (PDR), uno dei Paesi, ad oggi, più contaminati da questa tipologia di ordigni;</p>
<p>-    risulta che alla suddetta conferenza svoltasi in Cile, vi sia stata una scarsa partecipazione e nessun intervento delle delegazioni italiane di rappresentanza, evidenziando un basso profilo tenuto dal nostro Paese;</p>
<p>-    l’Italia è fra i primi 94 Paesi che hanno firmato la Convenzione di Oslo (Convention on cluster munitions), il 3 dicembre 2008, ed è un paese in cui non si producono più tali ordigni, tuttavia, ancora non ha ratificato la Convenzione, rimanendo nettamente alle spalle di altri Stati europei con i quali aveva condiviso argomentazioni e prese di posizione nel periodo di negoziazione del testo, tra cui la Francia, la Germania, la Gran Bretagna e la Spagna i quali, avendo già ratificato, hanno confermato con i propri interventi durante la conferenza del Cile, un immediato impegno per la promozione e l’universalizzazione della Convenzione;</p>
<p>-    la mancata ratifica della Convenzione di Oslo da parte dell’Italia comporterà, in assenza di un’iniziativa governativa in tale direzione, la certa impossibilità di partecipare come Stato Parte al primo Meeting che si terrà in Laos a novembre prossimo;</p>
<p>-    non risulta al momento un’iniziativa governativa di ratifica della Convenzione di Oslo e temiamo che tale rallentamento sia dovuto non soltanto ai soliti ritardi burocratici ma al peso di una richiesta del Ministero della Difesa che, nell’ambito di una quantificazione di oneri e costi per la distruzione dello stock in dotazione, contemplerebbe un’addizionale e sproporzionata voce di spesa (di circa 160 milioni di euro) per la realizzazione di programmi alternativi di acquisizione di munizionamento di nuova generazione allo scopo di garantire le capacità operative attualmente rappresentate dalle sub-munizioni cluster e munizioni a grappolo;</p>
<p>-    la suddetta ulteriore richiesta da parte del comparto difesa potrebbe condizionare la procedura di ratifica della Convenzione di Oslo, mentre sarebbe opportuno tenere distinti i costi derivanti da eventuali programmi dei sistemi d’arma dagli obblighi internazionali derivanti dalla Convenzione di Oslo che, in questo caso specifico, comporta per la distruzione dello stock esistente un esiguo e sopportabile impegno di spesa, stimato in circa 8 milioni di euro, da dilazionare e distribuire su un periodo abbastanza lungo che la Convenzione stessa prescrive in un arco massimo di 8 anni – eventualmente prorogabili, in presenza di circostanze eccezionali documentabili;</p>
<p>-    risulta che nessun altro Paese, tra quelli che hanno già ratificato la Convenzione, abbia inserito nelle proprie poste di bilancio voci così onerose per l’acquisizione di materiale bellico, in sostituzione alla dotazione di stock di cluster bombs sul proprio territorio, come quelle che sembrano essere richieste dal comparto Difesa del nostro Paese.</p>
<p>Se rispondano al vero le su citate richieste da parte del Ministero della Difesa, nell’ambito della quantificazione e copertura degli oneri, poste in correlazione agli obblighi derivanti dallo smaltimento dello stock esistente nel nostro territorio di munizioni e sub-munizioni cluster.</p>
<p>Se non ritengano i ministri interrogati, ciascuno per la propria parte di competenza, di doversi attivare affinché sia presentata alle Camere una tempestiva iniziativa governativa di ratifica della Convenzione di Oslo che ottemperi all’impegno preso con la firma del dicembre 2008, tale da intervenire prima del prossimo Meeting degli Stati Parte, previsto per il prossimo novembre in Laos, scongiurando in tal modo una assenza che minerebbe l’immagine del nostro Paese, da sempre in prima fila nella battaglia per fermare il flagello delle micidiali cluster bombs.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Protezione Civile: interrogazione a risposta scritta</title>
		<link>http://www.pierluigicastagnetti.it/2010/06/protezione-civile-interrogazione-a-risposta-scritta/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 12:11:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
Roma, Camera dei Deputati, 10 giugn0 2010
CASTAGNETTI &#8211; Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’economia e finanze, al Ministro dell’Innovazione e Pubblica Amministrazione- Per sapere &#8211; premesso che:
-    l’art 14   della  Legge 26 febbraio 2010 “Conversione  in  legge,  con  modificazioni,  del  decreto-legge   30 dicembre 2009, n. 195, recante disposizioni urgenti per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1698" title="protezione_civile" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/06/protezione_civile.jpg" alt="protezione_civile" width="164" height="123" />di <strong>Pierluigi Castagnett</strong>i</p>
<p><em>Roma, Camera dei Deputati, 10 giugn0 2010</em></p>
<p>CASTAGNETTI &#8211; Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’economia e finanze, al Ministro dell’Innovazione e Pubblica Amministrazione- Per sapere &#8211; premesso che:</p>
<p>-    l’art 14   della  Legge 26 febbraio 2010 “Conversione  in  legge,  con  modificazioni,  del  decreto-legge   30 dicembre 2009, n. 195, recante disposizioni urgenti per la cessazione dello stato  di  emergenza  in  materia  di  rifiuti  nella  regione Campania, per l&#8217;avvio della fase  post  emergenziale  nel  territorio della regione Abruzzo ed altre  disposizioni  urgenti  relative  alla Presidenza del Consiglio dei  Ministri <span id="more-1697"></span> ed  alla  protezione  civile, n. 26”, dispone la valorizzazione dell’esperienza acquisita dal personale &#8211; con contratto di collaborazione coordinata e continuativa e con rapporto di lavoro a tempo determinato – impiegato dal Dipartimento della protezione civile che “ per lo svolgimento delle attività affidategli, deve necessariamente possedere una specifica professionalità”. In particolare, il comma 1 autorizza il Dipartimento della Protezione civile a procedere alle assunzioni del predetto personale, nel limite di spesa di 8,02 milioni di euro, mentre il comma 2 demanda ad un successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri la definizione delle modalità valutative anche speciali per il reclutamento del predetto personale;<br />
-    la Relazione Tecnica, allegata dal Governo al Disegno di legge di conversione del decreto- legge 195 del 30 dicembre 2009- (Atto Senato1956 e Atto Camera 3196 ), specificava all’articolo 14  il numero di unità di personale da assumere: “  a) al personale già titolare di contratto a tempo determinato (n. 25 unità) e di collaborazione coordinata e continuativa (n. 200 unità). Gli oneri previsti per l’applicazione della disposizione in parola, che riguarda l’assunzione di personale nelle aree II e III determinate in relazione a quelle che saranno le specifiche esigenze di implementazione del Dipartimento al momento dell’indizione delle procedure selettive di reclutamento, ammontano a 7,22 milioni di euro. Per quanto concerne la spesa relativa all’assunzione del predetto personale, la medesima è stata valutata considerando un costo medio unitario annuo per ciascuna unità di personale pari ad euro 32.100. A tale proposito si evidenzia la prevista contestuale soppressione delle autorizzazioni in favore del Dipartimento della protezione civile a stipulare contratti a tempo determinato e di collaborazione coordinata e continuativa in numero corrispondente al personale assunto; b) al personale dirigenziale di seconda fascia già in servizio presso il Dipartimento con contratto stipulato ai sensi dell’articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Gli oneri previsti ammontano a complessivi 0,4 milioni di euro e si riferiscono a n. 5 unità in possesso di una anzianità nell’incarico di almeno quattro anni”;<br />
-    nel corso dell’esame della legge di conversione del predetto decreto-legge al Senato era stato approvato anche un emendamento, al comma 1, poi stralciato alla Camera dei Deputati perché interessava un solo Dirigente – così come ammesso dal Sottosegretario Bertolaso nel corso della seduta dell’Assemblea del 18 febbraio 2010 -  che autorizzava il Ministero per i beni e le attività culturali ad inquadrare nel ruolo dei dirigenti di prima fascia, nei limiti della dotazione organica, i propri dipendenti di ruolo, titolari di incarichi di funzione dirigenziale generale, che avessero maturato alla data di entrata in vigore della legge di conversione in esame, almeno cinque anni di anzianità nell’incarico. Al relativo onere si provvedeva tagliando corrispondenti posti di dirigente di seconda fascia;<br />
-    in merito ai profili di copertura finanziaria, riguardo al comma 4 dell’art 14, nel corso dell’esame del provvedimento presso la Commissione bilancio del Senato e della Camera dei Deputati, il rappresentante del Governo ha depositato una nota del Ministero dell’economia e delle finanze che confermava l’adeguatezza della copertura e una nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della protezione civile che recava alcune specificazioni in merito alle risorse da utilizzare a copertura. In particolare, la nota del Dipartimento della Protezione Civile, Protocollo DPC/CG/001/1936 del 16/02/2010, allegata al resoconto delle Commissioni della Camera del 17 febbraio 2010 precisava che: “Art.14 &#8211; Si rappresenta che la spesa di euro 80.0000, indicata nella relazione tecnica quale trattamento economico medio annuo del personale dirigente, appare congrua se non superiore a quella di 72.013,00 euro indicata nel conto annuale pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato. Altrettanto può dirsi del trattamento economico medio riferito al personale non dirigente indicato in 32.100,00 euro annui. A tale proposito si evidenzia che il costo annuale stimato nella Dichiarazione della ragioneria Generale dello Stato sopra citata, prevede una spesa di euro 37.932,00, desunta dalla media delle retribuzioni del personale della Presidenza del consiglio dei Ministri appartenente alle diverse aree e fasce retributive ivi comprese quelle apicali della terza area. Nelle ipotesi di assunzione di cui all’articolo 14, non sono invece previste immissioni nelle fasce apicali e precisamente nelle fasce retributive che vanno dalla F2 alla F9 della III area”;<br />
-    il Dipartimento della Protezione Civile ha notificato al personale  dipendente la circolare, protocollo DPC/UCD/00042174 del 28 maggio 20101 riguardante l’attuazione dell’articolo 14, commi 1 e 2 del Decreto Legge 30 dicembre 2009, n. 195 convertito, con modificazioni, dalla Legge 26 febbraio 2010, n. 26 con la quale si dispone al punto 1 l’immissione nel ruolo speciale di 147 unità di qualifica non dirigenziale titolare di contratto a tempo determinato, al punto 2 di 18 unità  tra appartenenti al Corpo Forestale dello Stato e altre in posizione di comando o fuori ruolo e al punto 3  di 13 unità di personale dirigenziale titolari di contratto a tempo determinato ai sensi dell’art.19,comma 6 del Decreto Legislativo 20 marzo 2001, n.165 nell’ambito dei servizi individuati con decreto presidente consiglio dei ministri 31 luglio 2008.</p>
<p>-    se la prevista assunzione di 13 dirigenti, come scritto al punto 3 della circolare del Dipartimento di Protezione Civile, protocollo DPC/UCD/00042174 del 28 maggio 2010 non risulti in palese contrasto con quanto scritto nella relazione tecnica del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195 e con quanto il governo ha sempre sostenuto al Senato e alla Camera dei Deputati, in sede di conversione del decreto legge medesimo , che la stabilizzazione avrebbe riguardato 225 unità di qualifica non dirigenziale e 5 di dirigenza di II fascia, tenendo anche conto delle misure di contenimento della spesa pubblica introdotte dal Decreto-Legge 31 maggio 2010, n. 78.</p>
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		<title>Dibattito su cristiani in Iraq</title>
		<link>http://www.pierluigicastagnetti.it/2010/05/dibattito-su-cristiani-in-iraq/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 08:14:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
Roma, Camera dei Deputati, 04 maggio 2010
Svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni.
(Iniziative diplomatiche in relazione alla campagna di violenza e terrore in atto nei confronti della popolazione cristiana di Mosul (Iraq) &#8211; n. 2-00630)
D) Interpellanza
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere &#8211; premesso che:
nella città di Mosul, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1653" title="041116_iraq_christians_hmed_8ahmedium" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/05/041116_iraq_christians_hmed_8ahmedium.jpg" alt="041116_iraq_christians_hmed_8ahmedium" width="147" height="104" />di <strong>Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>Roma, Camera dei Deputati, 04 maggio 2010</em></p>
<p>Svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni.<br />
(Iniziative diplomatiche in relazione alla campagna di violenza e terrore in atto nei confronti della popolazione cristiana di Mosul (Iraq) &#8211; n. 2-00630)<br />
D) Interpellanza<br />
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere &#8211; premesso che:<br />
nella città di Mosul, in Iraq, è in atto una vera e propria strage di cristiani;<br />
da ultimo, il giorno 23 febbraio 2010 un commando è entrato nella casa di Aishwa Marosi, cristiano, uccidendo lui e i suoi due figli, portando a otto il numero delle vittime negli ultimi dieci giorni; <span id="more-1652"></span><br />
a causa del terrore seminato tra la popolazione siro-cristiana di Mosul, è in atto un vero e proprio esodo di centinaia di famiglie, determinando una condizione di vera e propria emergenza umanitaria, come denunciato il 25 febbraio 2010 dal vescovo caldeo di Mosul, monsignor Shimoun Nona (successore di monsignor Paulos Faraj Rahho, assassinato da estremisti islamici nel 2008);<br />
tale campagna di terrore sembra finalizzata, con la complicità del Governo di Baghdad, a trasferire la residua popolazione cristiana a una sorta di confino nella piana di Ninive e, nell&#8217;immediato, a impedire loro nei fatti di poter partecipare alle elezioni politiche del 7 marzo 2010;<br />
il Segretario di Stato della Santa Sede, cardinale Tarcisio Bertone, ha scritto il 2 gennaio 2010 una lettera di protesta al Premier iracheno Al Maliki;</p>
<p>i vescovi cristiani di Mosul (monsignor Emile Shimoun Nona, arcivescovo caldeo-cattolico, monsignor Georges Casamoussa, arcivescovo siro-cattolico, e monsignor Gergorios Salibò, arcivescovo greco-ortodosso) hanno scritto analoga lettera al governatore della regione e al Premier Al Maliki;<br />
Mar Ignazio Giuseppe III, patriarca della Chiesa di Antiochia dei siri cattolici, ha pure scritto una lettera di denuncia al Primo ministro iracheno Nuri al Maliki, in cui, tra l&#8217;altro, afferma: «i cristiani vengono uccisi, immolati e attaccati nelle strade, nelle scuole e anche nelle proprie case, ciò avviene solamente a causa della loro appartenenza religiosa che è differente da quella della maggioranza che vive in quella città». Mar Ignazio manifesta poi il suo stupore per le «scuse dei responsabili del Governo che appaiono come una complicità al piano di svuotare Mosul dai cristiani che vi abitano da secoli e dove le pietre delle costruzioni spruzzano ancora oggi il sudore dei loro padri» -:<br />
se non ritenga di assumere un&#8217;iniziativa urgente e determinata nei confronti del Governo presieduto da Nuri Al Maliki, secondo l&#8217;interpellante evidentemente responsabile quantomeno di non riuscire a impedire le violenze nei confronti della popolazione cristiana di Mosul;<br />
se non ritenga di assumere le necessarie iniziative diplomatiche con uguale determinazione nei confronti del Governo degli Stati Uniti, che continua ad avere una consistente presenza militare in quel Paese, senza riuscire ad esercitare alcuna deterrenza nei confronti di questo vero e proprio genocidio della popolazione cristiana.<br />
(2-00630) «Castagnetti».<br />
(1o marzo 2010)</p>
<p>PRESIDENTE. L&#8217;onorevole Castagnetti ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00630, concernente iniziative diplomatiche in relazione alla campagna di violenza e terrore in atto nei confronti della popolazione cristiana di Mosul (Iraq) (vedi l&#8217;allegato A &#8211; Interpellanza e interrogazioni).<br />
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.<br />
PRESIDENTE. Sta bene.<br />
Il sottosegretario di Stato per gli affari esteri, onorevole Alfredo Mantica, ha facoltà di rispondere.<br />
ALFREDO MANTICA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, chiedo scusa per il minuto di ritardo, ma nonostante la sirena il traffico di Roma non mi ha consentito di essere puntuale.<br />
Passo ora alla risposta all&#8217;interpellanza dell&#8217;onorevole Castagnetti, relativa ad un fatto che, devo dire, drammaticamente ha avuto ancora conferma in un altro episodio avvenuto in queste ultime ore.<br />
Gli attentati e le violenze dello scorso febbraio in Iraq, alle quali l&#8217;interpellanza fa riferimento, hanno riacceso il dibattito che è in corso nella comunità internazionale sulla condizione di vulnerabilità in cui versa la minoranza cristiana in Iraq, in Pag. 12particolare in un&#8217;area molto specifica che è quella proprio di Mosul. Una parte di tali attentati è chiaramente attribuibile ad Al-Qaeda, o comunque al fanatismo estremista salafita. Ma tra i fattori che li rendono possibili, vi è senz&#8217;altro il complesso equilibrio etnico dell&#8217;area, contesa fra arabi e curdi.<br />
In base all&#8217;ultimo rapporto distribuito dall&#8217;ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), le famiglie sfollate da Mosul sarebbero al momento 866, circa 5.200 persone. Le stesse Nazioni Unite, impegnate insieme ad alcune ONG a garantire il necessario sostegno umanitario, non sono ad oggi in condizione di definire con esattezza le condizioni di sicurezza in cui versano quelle rimaste a Mosul.<br />
Nell&#8217;immediatezza degli eventi dello scorso febbraio, il portavoce del Governo iracheno Ali Al-Dabbagh è intervenuto pubblicamente sull&#8217;accaduto, sottolineando come la regione di Mosul rappresenti un&#8217;area in cui forti sono i contrasti fra le forze politiche espressione di diversi gruppi etnici e religiosi, con un&#8217;attiva presenza di estremisti arabo-sunniti.<br />
Al-Dabbagh ha definito il fenomeno delle gravi e ricorrenti violenze nei confronti dei cristiani «una minaccia nei confronti del Paese e dello Stato iracheno», aggiungendo che il Primo Ministro Al Maliki (allora in carica a pieno titolo, mentre ricordo che attualmente il Governo prosegue il suo lavoro per la sola ordinaria amministrazione, in attesa della designazione di un nuovo Primo Ministro) ha disposto la creazione di una struttura «volta a monitorare la situazione e fornire maggiore sicurezza ai cristiani, ai loro beni e alle loro istituzioni religiose».<br />
Questa presa di posizione del Governo iracheno è seguita alle dichiarazioni con cui il Papa ha chiesto «rispetto» e «tutela» dei diritti della comunità cristiana in Iraq, e alla recente pubblicazione su L&#8217;Osservatore Romano della lettera inviata lo scorso 2 gennaio dal Cardinale Bertone al Primo Ministro Al Maliki, nella quale si esortava al «rispetto in Iraq della libertà di culto» e alla «tutela dei cristiani e delle loro chiese». Si tratta di due passi di cui le autorità irachene sembrano, dunque, aver concretamente preso buona nota.<br />
Dopo l&#8217;annuncio del Primo ministro Al Maliki di voler creare una struttura dedicata alla sicurezza dei cristiani Pag. 13presenti nel Paese, il governatorato di Niniveh ha comunicato l&#8217;istituzione di un comitato il cui compito sarà organizzare gli aiuti umanitari agli sfollati all&#8217;interno della provincia.<br />
In questo quadro certamente non semplice, va comunque registrato l&#8217;annuncio da parte dell&#8217;amministrazione provinciale di Niniveh che oltre 50 famiglie cristiane avrebbero da poco fatto ritorno a Mosul.<br />
Malgrado l&#8217;impossibilità di stimarne con precisione l&#8217;entità, la partecipazione dei cristiani al voto dello scorso 7 marzo indica che buona parte dei cristiani ha preferito votare non per le apposite liste che concorrono per i cinque seggi a loro riservati e comunque assicurati, ma per uno dei principali blocchi nazionali, in particolare per la lista Iraqyia di Allawi, uscita di misura vincente sulla base dei risultati, peraltro ancora non definitivi.<br />
Grazie alla sua caratterizzazione laica e nazionalista, Iraqyia avrebbe attratto anche il voto dei turcomanni, che in essa avrebbero identificato il mezzo più efficace per contrastare le mire curde nelle aree contese.<br />
Da parte irachena, anche a livello locale, si stanno, dunque, facendo sforzi apprezzabili per cercare di ricondurre la grave situazione dei cristiani in Iraq alla normalità, in particolare tenuto conto del contesto generale di un Paese impegnato in un difficile processo di stabilizzazione.<br />
Il Governo italiano è impegnato, e continuerà in tal senso, nella sua opera di attento monitoraggio, sia sul piano bilaterale, dove abbiamo più volte sottolineato alla controparte irachena la gravità e l&#8217;urgenza della questione, sia sul piano multilaterale, in particolare con l&#8217;Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCRA). Il nostro convinto sostegno alle autorità irachene sul piano del capacity building, attraverso l&#8217;addestramento della polizia federale da parte dei nostri carabinieri, è improntato all&#8217;attenzione e al rispetto dei diritti degli individui e delle minoranze.<br />
Su un piano più generale, vorrei ricordare come la difesa della libertà religiosa e di culto, e la tutela degli appartenenti alle minoranze religiose, in particolare quelle cristiane, ovunque nel mondo, costituiscano una delle priorità della politica estera italiana dei diritti umani.<br />
Permettetemi di aggiungere un&#8217;osservazione a nome del Governo: le comunità cristiane sono oggetto di persecuzione non solo in Iraq, ma in molti Paesi, tra cui ricordo l&#8217;India. Tali comunità sono perseguitate perché sono l&#8217;espressione di una cultura di convivenza, di superamento dei conflitti etnici e rappresentano una realtà sociale che media fra le diverse realtà etniche. Il voto che abbiamo in questa sede segnalato, e che pare espresso dalle comunità cristiane di Mosul durante le recenti elezioni del 7 marzo, è la riprova di una scelta politica precisa e di un modo di vivere e di convivere segnato dall&#8217;appartenenza alla comunità cristiana.<br />
Recentemente, prendendo spunto dagli attacchi contro le minoranze religiose, l&#8217;Italia ha sollevato più volte il tema della difesa della libertà di religione e della tutela delle minoranze religiose nell&#8217;ambito dell&#8217;Unione europea. Questo impulso ha consentito di pervenire all&#8217;adozione, il 16 novembre 2009, di conclusioni ad hoc sulla libertà di religione da parte del Consiglio affari generali e relazioni esterne. Con questo testo, i Ministri degli affari esteri dei 27 Stati membri hanno riaffermato il loro forte impegno per la promozione e la protezione del diritto alla libertà di religione e di credo, e si sono dichiarati allarmati per le notizie di frequenti e crescenti atti di estrema violenza contro persone appartenenti a minoranze religiose.<br />
Il Consiglio ha previsto anche l&#8217;avvio di un esercizio interno di valutazione degli strumenti a disposizione dell&#8217;Unione europea per contrastare l&#8217;intolleranza religiosa.<br />
Ad ulteriore riprova dell&#8217;impegno del nostro Governo nella difesa del diritto alla libertà religiosa, merita altresì menzione l&#8217;azione intrapresa dall&#8217;Italia, insieme ai partner dell&#8217;Unione europea, in ambito Nazioni Unite, con la presentazione della risoluzione sull&#8217;intolleranza religiosa, approvata in occasione della scorsa sessantaquattresima Assemblea generale delle Nazioni Unite.<br />
Si tratta di un documento di grande importanza politica, dato che affronta il problema dell&#8217;intolleranza religiosa in maniera organica. Soprattutto, l&#8217;Unione europea è riuscita nell&#8217;obiettivo di rappresentare le diverse sensibilità della membership in un testo condiviso, che, infatti, è stato approvato dall&#8217;Assemblea generale per consenso. L&#8217;Unione europea Pag. 15dovrebbe presentare la risoluzione anche alla prossima sessione dell&#8217;Assemblea generale dell&#8217;ONU che si svolgerà a settembre.<br />
PRESIDENTE. L&#8217;onorevole Castagnetti ha facoltà di replicare.<br />
PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, signor sottosegretario, apprezzo sempre lo stile e l&#8217;impegno con cui lei risponde ai nostri atti di sindacato ispettivo. Mi consenta di dire, però, che non mi pare sufficiente quello che il Governo ha fatto, o sta facendo, sulla questione dell&#8217;aggressione dei cristiani in Iraq e, in particolare, nella provincia di Mosul.<br />
Mi pare che, da questo punto di vista, le sue parole siano troppo formali e troppo lontane dalle possibilità che il Governo ha di intervenire ulteriormente. Mi rendo conto che, in Iraq, siamo in una fase di passaggio da un Governo ad un altro (che non si è ancora insediato), eppure quello che sta accadendo è di una gravità estrema e, quindi, è necessario che il Governo italiano, assieme all&#8217;Unione europea, si ponga l&#8217;obiettivo di intervenire con maggiore efficacia.<br />
Lei oggi ci ha detto che da Mosul, secondo l&#8217;Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, sono già partiti cinquemila cristiani, 800 famiglie. Io ho un altro dato che è addirittura doppio, stando sempre all&#8217;Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, secondo cui da Mosul sarebbero partite 1.560 famiglie, pari a 9.360 persone. Oggi i cristiani sono assolutamente perseguitati in quella zona e si ha l&#8217;impressione &#8211; e mi riferisco all&#8217;episodio che mi aveva suggerito questa interpellanza &#8211; che si voglia confinare la comunità dei cristiani in una città che appartiene alla storia del cristianesimo.<br />
Stiamo parlando di un Paese nel quale vi sono le radici fondative del cristianesimo e, quindi, non stiamo parlando semplicemente di una minoranza religiosa. È vero che in Iraq il cristianesimo è minoranza, ma stiamo parlando, appunto, di luoghi che evocano le radici del cristianesimo.<br />
Per questo credo che la comunità internazionale non possa non porsi il problema di quello che sta accadendo e quello che sta accadendo è esattamente un disegno lucido che nei mesi passati è stato perseguito da più parti &#8211; si condivide questo giudizio &#8211; con la complicità del Governo di Al Maliki che non vedeva male, probabilmente, il confinamento dei cristiani nella piana di Niniveh, la loro riduzione e, quindi, la sollecitazione alla loro uscita dal Paese, mentre quelli che rimanevano dovevano essere confinati in una zona molto ristretta. Non è possibile accettare questo da parte della comunità internazionale.<br />
Inoltre &#8211; lei ne ha fatto breve cenno ma devo soffermarmi sull&#8217;argomento &#8211; siamo all&#8217;indomani di un altro episodio drammatico, di cui la stampa nazionale non parla, ad eccezione di Avvenire che giustamente oggi richiama ciò che è accaduto in questi giorni. Domenica scorsa è avvenuto un altro attentato, con quattro morti e circa 171 feriti, tre dei quali gravissimi. Questo è il tragico bilancio dell&#8217;attentato compiuto il 2 maggio contro due pullman di studenti che da Qaraqosh si dirigevano all&#8217;università di Mosul.<br />
Questo episodio ha determinato una serie di ulteriori allarmi come minimo, perché un attentato di questo genere non può non far crescere la tensione. L&#8217;agenzia Fides ha interpellato padre Bashar Warda, il quale ha affermato che si è trattato di un attacco «brutale e senza precedenti». Ed ha aggiunto: «Siamo scioccati in quanto le vittime non erano Pag. 17soldati o militanti, ma solo studenti che portavano con sé i libri, le penne e i loro sogni di crescere e servire il proprio Paese. I cristiani restano nel mirino e sono le vittime privilegiate della violenza».<br />
Potremmo continuare con altre testimonianze raccolte dall&#8217;agenzia Fides, ma vorrei soffermarmi su una dichiarazione dell&#8217;arcivescovo di Mosul, il quale cerca di replicare all&#8217;atteggiamento del Governo.<br />
Signor sottosegretario, stando a quello che si legge stamattina in un editoriale di Avvenire, nessuna autorità governativa irachena ha espresso una parola di solidarietà nei confronti della comunità cristiana. Può accadere che vi sia un attentato di queste dimensioni e che non vi sia una voce del Governo ad esprimere deplorazione. Tuttavia, quello che non è meno grave è che anche la comunità internazionale non si è espressa su ciò che è accaduto tre giorni fa. Nessuno ha ritenuto di dovere intervenire e di esprimere una parola di condanna, di solidarietà e di deplorazione. Questo non è possibile.<br />
Normalmente la risposta che fornisce l&#8217;autorità governativa irachena è che i cristiani sono come gli altri iracheni, nel senso che sono vittime di questo clima di violenza e, quindi, non possono lamentarsi più di tanto. Ma le minoranze cristiane, osserva ancora padre Bashar di cui ho appena parlato, sono le vittime più facili da colpire, gli innocenti che non prendono parte alle lotte o ai conflitti intestini, che non portano armi. Nelle loro difficili condizioni i cristiani hanno reagito pregando per la sicurezza e per la stabilità dell&#8217;Iraq e per la riconciliazione.<br />
Ci sono attentati fra sciiti, sunniti e curdi, che sono parti in lotta. I cristiani non sono, invece, parti in lotta. Non hanno fucili neppure per difendersi e, quindi, non c&#8217;è ragione che siano oggetto di attentati. E poi non si può dire che siano vittime come gli altri cittadini iracheni se è vero che vanno nelle case a cercarli, come risulta da tante notizie che si sono avute attorno a questi attentati. Ho in mente l&#8217;intervista ad un altro sacerdote, padre Mazen, apparsa recentemente sul Corriere della Sera, che descrive come hanno distrutto la sua famiglia, i genitori e due fratelli. Vanno nelle case, chiedono la carta di identità, chiedono se sono cristiani e poi li ammazzano, li uccidono solo perché sono cristiani, li vanno a stanare a casa.<br />
Siamo di fronte ad una persecuzione di una durezza inaudita. Non è possibile il silenzio della comunità internazionale. Giustamente il vescovo Casmoussa, arcivescovo siro-cattolico di Mosul, ha chiesto l&#8217;intervento delle Nazioni Unite. Pertanto, mi attendo che anche il Governo italiano, che giustamente si è pronunciato in passato per le radici giudaico-cristiane dell&#8217;Europa, intervenga. Il Governo, invece, non sente che le radici cristiane sono lì, e di fronte ad una violenza così inaudita non sente la responsabilità di una iniziativa che è nelle sue possibilità.<br />
Certo che valgono i documenti che avete promosso in sede comunitaria o in sede delle Nazioni Unite, figuriamoci se io sottovaluto questo dato, ma quali altre azioni diplomatiche il Governo intende intraprendere?<br />
La stampa ha dato notizia recentemente di una iniziativa del Ministro degli affari esteri italiano Frattini che ha annunciato l&#8217;elaborazione di un protocollo operativo destinato alle rappresentanze diplomatiche nei cosiddetti Paesi a rischio per tenere sotto controllo gli episodi di discriminazione religiosa. Che ne è di questo protocollo che sarebbe stato predisposto dalla Farnesina (non so neanche se rispetto a questo impegno, a questa promessa, ci sia stato un seguito)? Che ne è di questo protocollo? Quali istruzioni vengono date alle nostre ambasciate per monitorare la situazione?<br />
Stiamo parlando di una realtà in cui l&#8217;Italia intrattiene con il nuovo Iraq dei rapporti commerciali piuttosto importanti. Il Governo si fa vanto della possibilità di intervento in quell&#8217;area; c&#8217;è la possibilità, quindi, per il Governo, che tratta interventi per le nostre imprese, di condizionare questi interventi anche ad un&#8217;iniziativa del Governo locale contro questa strage di cristiani. I nostri rapporti commerciali? I nostri aiuti? Che aiuti stiamo dando a questi cristiani che sono, loro malgrado, esuli e devono lasciare le loro case, i loro beni, e sono in balia di ogni altro rischio? Nessuno si occupa di loro.<br />
Abbiamo lì anche una presenza, i carabinieri, stiamo collaborando con le autorità irachene, stiamo istruendo la polizia locale, abbiamo la possibilità di influire, di chiedere conto, di insistere con efficacia e con sistematicità.<br />
Ho l&#8217;impressione che il Governo italiano abbia preso alla leggera questa vicenda, tant&#8217;è che ho presentato in passato diverse interrogazioni, diverse interpellanze, e questa è prima volta che mi si risponde &#8211; sono grato a lei sottosegretario Mantica &#8211; però ho avuto la conferma dalle sue parole che non è stato fatto niente di veramente efficace.<br />
L&#8217;Italia sta intrattenendo importanti relazioni in sede internazionale &#8211; penso al ruolo spesso anche da protagonista nel G8, nel G20, in sede comunitaria, nei rapporti con la Russia, nei rapporti con gli Stati Uniti &#8211; e se ci fosse la consapevolezza che la situazione merita un intervento, evidentemente le iniziative sarebbero state altre. Perché l&#8217;Italia, che in genere è sempre guidata anche nelle relazioni internazionali da un certo tasso di fantasia, non propone alle Nazioni Unite la promozione di una conferenza sulla libertà religiosa in Medio Oriente e in Oriente e si offre come Paese ospitante di una iniziativa di questo genere?<br />
Infatti, quello che sta avvenendo lì è la metafora della condizione della libertà religiosa in tutto l&#8217;Oriente. Voglio citare ancora editoriale di Avvenire di questa mattina: «Non si ripeterà mai troppe volte che un Iraq liberato dalla dittatura, ma privo di una delle sue componenti religiose e sociali più antiche, testimonierebbe la sconfitta di un progetto democratico che doveva estendere la sua influenza anche ai Paesi vicini.» &#8211; la sconfitta, lo ripeto &#8211; «Al contrario, il contagio di una pulizia confessionale implicitamente accettata potrà diffondersi pure oltreconfine in una regione dove gli estremismi non sono certo sopiti».<br />
Il Governo, che non ha esitato ad intervenire direttamente militarmente al fianco dell&#8217;iniziativa degli Stati Uniti e della Gran Bretagna a suo tempo, si deve rendere conto che ha un qualche credito. Allora non ho condiviso questo intervento e continuo a considerarlo ingiustificato dalla condizione, che io certo non difendo, tirannica e dittatoriale in cui in cui si trovava quel Paese al tempo di Saddam Hussein. Però sta accadendo quello che io e tanti altri (conta poco quello che pensavo) temevamo: gli equilibri dell&#8217;intero Medio Oriente sarebbero stati ulteriormente sconquassati, ed è quello che è accaduto. Soprattutto ricordo gli appelli dei vescovi cristiani iracheni (raccolti in diverse iniziative e pronunciamenti fortissimi di Giovanni Paolo II) che mettevano in luce il rischio che i cristiani presenti in Iraq venissero loro malgrado identificati con l&#8217;Occidente e che, quindi, si scatenassero su di loro il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta che invece era destinata ai Paesi occupanti dell&#8217;Occidente. I cristiani che stanno lì hanno solo il torto di essere nati in quel luogo, non hanno nessun tipo di responsabilità, e ci avevano allertato e informato di questo rischio concreto.<br />
Anche per questo c&#8217;è una responsabilità morale in primo luogo sicuramente degli Stati Uniti, ma, in particolare, anche dei Paesi che hanno partecipato a questa iniziativa militare. Vorrei, insomma, che da parte del Governo italiano ci fosse questa consapevolezza, perché abbiamo tutti gli interessi (immagino che anche il nostro Governo ne sia consapevole), che non si estenda ulteriormente il fondamentalismo religioso e che non nasca nessuna tentazione, anche da parte dei Pag. 21cristiani, di immettere in quel teatro &#8211; che continua ad essere non più di guerra formale dichiarata, ma ancora di grande violenza agita &#8211; a loro volta altro fondamentalismo che risponde a quello degli altri.<br />
Non è possibile che non si capisca la gravità di quello che sta avvenendo. Non è che i cristiani evocano atteggiamenti vittimistici. In effetti, c&#8217;è una cristianofobia che è agita in varie parti del mondo con una violenza che è inquietante. Ecco perché credo che una conferenza sulla libertà religiosa in questi Paesi, promossa dalle Nazioni Unite e ospitata dal nostro Paese, avrebbe un grande significato. Purtroppo si sta estendendo anche nei Paesi arabi dell&#8217;Africa, del nord Africa e del Maghreb. René Guitton nel suo libro Cristianofobia cita un documento raccapricciante: Munitevi di chiodi sufficientemente grossi e rugginosi, di un martello, di corone di spine e crocifiggete tutto ciò che non si adegua al buon senso. All&#8217;attacco dei seguaci del falegname con la barba! Dagli ai fan del bue e dell&#8217;asinello! Morte ai preti e ai pastori! In Algeria il cristianesimo non passerà (&#8230;)».<br />
Questo proclama, dalle intenzioni omicide, è dell&#8217;editorialista Hakim Laâlam ed è stato pubblicato il 2 febbraio del 2008 sulle pagine di un quotidiano francofono progressista, Le Soir d&#8217;Algerie. Ho fatto questa citazione ripresa da questo libro semplicemente per dire che questo clima si sta diffondendo. Io sono molto preoccupato, perché è vero che il cristianesimo in questi Paesi è minoranza, ma proprio perché è minoranza deve essere tutelato: la libertà religiosa si evoca nei confronti delle minoranze.<br />
Allora anche i cristiani sono minoranza nel mondo, in particolare in quelle zone, e hanno diritto di essere tutelati dalla comunità internazionale, in particolare in una situazione in cui il Governo uscente, e anche quello entrante, è tanto debitore all&#8217;intervento della comunità internazionale, al punto da non potersi sottrarre al dovere di ascoltarla. La comunità internazionale però deve agire con iniziative concrete, non deve solo fare degli affari. In Iraq il Governo italiano non deve essere preoccupato solo di promuovere affari per le imprese del nostro Paese, ma deve promuovere la libertà religiosa e condizionare ogni aiuto e ogni intervento, anche quello dei nostri carabinieri, all&#8217;impegno concreto del Governo centrale di Baghdad (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).</p>
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		<title>Interpellanza al Ministro della Giustizia</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 08:24:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti e Maino Marchi
Roma, Camera dei Deputati, 22 marzo 2010
Al Ministro della Giustizia &#8211; Per sapere &#8211; premesso che:
-    le difficoltà organizzative ed operative della Giustizia sono diventate assai gravi per carenza di magistrati e di risorse in ogni città italiana;
-    nella città di Reggio Emilia, le carenze sono veramente rilevanti – probabilmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1621" title="alfano_angelino" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/04/alfano_angelino.jpg" alt="alfano_angelino" width="110" height="114" />di <strong>Pierluigi Castagnetti</strong> e <strong>Maino Marchi</strong></p>
<p><em>Roma, Camera dei Deputati, 22 marzo 2010</em></p>
<p>Al Ministro della Giustizia &#8211; Per sapere &#8211; premesso che:</p>
<p>-    le difficoltà organizzative ed operative della Giustizia sono diventate assai gravi per carenza di magistrati e di risorse in ogni città italiana;<br />
-    nella città di Reggio Emilia, le carenze sono veramente rilevanti – probabilmente più che altrove – per ragioni che non si conoscono. Sono vacanti numerosi posti nell’organico previsto, già sottodimensionato secondo le valutazioni degli operatori rispetto ai problemi di una città che ha registrato negli ultimi tempi uno straordinario incremento della popolazione e conseguentemente della criminalità;<span id="more-1620"></span><br />
-     gli avvocati sono costretti a lunghe file per ottenere documenti e, non di rado, a collaborare o sostituirsi al personale amministrativo mancante;<br />
-    la situazione preoccupa ancor più perché, e questa è la maggiore delle carenze, sono da tempo vacanti il posto di Capo della Procura e di Presidente del Tribunale;<br />
-    di tale situazione si è fatto recentemente portavoce l’avv. Dino Felisetti ( decano degli avvocati, tra i maggiori esperti dei problemi della giustizia essendo stato anche apprezzatissimo parlamentare, Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, membro del Consiglio Superiore della Magistratura), ottenendo unanimi adesioni da tutti gli ambienti interessati &#8211; :<br />
-    quali iniziative intenda assumere per fronteggiare la difficile situazione organizzativa del Tribunale di Reggio Emilia,<br />
-    in particolare, entro quali tempi, d’intesa con il Consiglio Superiore della Magistratura, intenda provvedere alla copertura dei posti vacanti.</p>
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		<title>La scuola allo sfascio</title>
		<link>http://www.pierluigicastagnetti.it/2010/02/la-scuola-allo-sfascio/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 11:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
Roma, Camera dei Deputati, 26 febbraio 2010
CASTAGNETTI – Al Ministro dell’istruzione pubblica, dell’università e della ricerca scientifica. Per sapere, premesso che:
-    la situazione delle scuole primarie e secondarie in Italia è drammatica, sia dal punto di vista dell’organizzazione didattica sia dal punto di vista del personale sia, ancora, sotto l’aspetto dell’edilizia e delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1598" title="banchi-di-scuola" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/02/banchi-di-scuola.jpg" alt="banchi-di-scuola" width="148" height="111" /><strong>di Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>Roma, Camera dei Deputati, 26 febbraio 2010</em></p>
<p>CASTAGNETTI – Al Ministro dell’istruzione pubblica, dell’università e della ricerca scientifica. Per sapere, premesso che:</p>
<p>-    la situazione delle scuole primarie e secondarie in Italia è drammatica, sia dal punto di vista dell’organizzazione didattica sia dal punto di vista del personale sia, ancora, sotto l’aspetto dell’edilizia e delle strutture;<br />
-    migliaia di lavoratori precari sono inseriti provvisoriamente nelle strutture scolastiche per brevi periodi e senza garanzie di continuità né per se medesimi né per i primi ed essenziali fruitori del servizio, vale a dire le famiglie e gli alunni;<span id="more-1597"></span><br />
-    i finanziamenti per le supplenze sono stati sostanzialmente azzerati. Ne deriva che, tranne che per i casi di supplenze annuali, le sostituzioni giornaliere o settimanali non sono retribuite con fondi ministeriali ma rimesse alle valutazioni di autonoma gestione dei singoli istituti scolastici. A questi, tuttavia, non sono mai forniti i fondi necessari sicché i supplenti semplicemente non vengono chiamati. La conseguenza è che in caso di malattia o altro legittimo impedimento dell’insegnante le classi rimangono scoperte. Talora succede anche che le classi vengano smembrate temporaneamente e vari gruppi di alunni della classe smembrata siano sic et simpliciter associati ad altre classi, quale che sia l’età degli alunni della classe di destinazione e la materia che in quel momento vi viene insegnata. Sono anche episodi accertati nelle scuole medie che gruppi di alunni vaghino per i corridoi alla ricerca della classe nella quale sostare per le ore di ‘buco’. Ovviamente queste situazioni non sono di responsabilità dei dirigenti scolastici che in mancanza di finanziamenti sono totalmente privi di mezzi per far fronte alle emergenze;<br />
-    il quadro è ulteriormente peggiorato dalla situazione dell’edilizia scolastica e della manutenzione degli immobili. Pur appartenendo la materia alla competenza degli enti locali, la riduzione drastica e immotivata dei trasferimenti dallo Stato fa sì che comuni e province non riescano a svolgere i loro compiti in modo adeguato: i plessi scolastici sono fatiscenti, presentano quasi sempre porte ammaccate, con i cardini allentati, muri sbeccati, finestre rotte, servizi igienici inservibili. I tagli del Governo sono arrivati a privare i bidelli della scorta di segatura per i giorni di pioggia, sicché gli alunni entrano negli istituti bagnando completamente i pavimenti e rendendoli insicuri;<br />
-    tutto ciò appare all’interrogante totalmente in contrasto con lo spirito dell’articolo 34 della Costituzione, specialmente nei suoi commi secondo e quarto, nei quali si prescrive l’effettività del diritto allo studio;<br />
-    la situazione descritta, assolutamente conclamata, è peraltro contraria al senso stesso di una collettività, al buon andamento della vita civile e alle speranze di futuro delle giovani generazioni -:</p>
<p>quali iniziative intenda assumere per avviare a soluzione le carenze di organico nelle scuole italiane;<br />
se creda che i provvedimenti sinora assunti nei confronti dei lavoratori precari della scuola siano conformi ai principi costituzionali e comunque rispondenti alle esigenze delle famiglie italiane;<br />
se ritenga che le risorse destinate alla scuola pubblica siano sufficienti a garantire alle future generazioni l’istruzione e la formazione necessaria per una crescita e uno sviluppo pieno della loro personalità;<br />
se creda di aver conseguito sinora risultati soddisfacenti nell’affrontare le croniche carenze strutturali ed edilizie della scuola pubblica italiana.</p>
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		<title>Cristiani in Iraq</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 11:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
Roma, Camera dei Deputati, 26 febbraio 2010
Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro degli Affari esteri, per sapere- premesso che:
-    nella città di Mosul, in Iraq, è in atto una vera e propria strage di cristiani;
-    da ultimo, il giorno 23 febbraio scorso, un commando è entrato nella casa di Aishwa Marosi, cristiano, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1593" title="iraq-church" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/02/iraq-church.jpg" alt="iraq-church" width="143" height="108" /><strong>di Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>Roma, Camera dei Deputati, 26 febbraio 2010</em></p>
<p>Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro degli Affari esteri, per sapere- premesso che:</p>
<p>-    nella città di Mosul, in Iraq, è in atto una vera e propria strage di cristiani;<br />
-    da ultimo, il giorno 23 febbraio scorso, un commando è entrato nella casa di Aishwa Marosi, cristiano, uccidendo lui e i suoi due figli, portando a otto il numero delle vittime negli ultimi dieci giorni;<br />
-    a causa del terrore seminato tra la popolazione siro-cristiana di Mosul è in atto un vero e proprio esodo di centinaia di famiglie, determinando una condizione di vera e propria emergenza umanitaria, come denunciato il 25 febbraio scorso dal vescovo caldeo di Mosul mons Shimoun Nona ( successore di Mons Paulos Faraj Rahho, assassinato da estremisti islamici nel 2008);<span id="more-1592"></span><br />
-    tale campagna di terrore sembra finalizzata, con la complicità del governo di Baghdad, a trasferire la residua popolazione cristiana a una sorta di confino nella piana di Ninive e, nell’immediato, a impedire loro nei fatti di poter partecipare alle elezioni politiche del prossimo 7 marzo;<br />
-    il Segretario di Stato della Santa Sede, Cardinale Tarciso Bertone, ha scritto il 2 gennaio scorso una lettera di protesta al premier irakeno Al Maliki;<br />
-    i vescovi cristiani di Mosul ( mons. Emile Shimoun Nona, arcivescovo caldeo-cattolico mons. Georges Casamoussa, arcivescovo siro-cattolico, e mons. Gergorios Salibò, arcivescovo greco-ortodosso) hanno scritto analoga lettera al governatore della regione e al premier Al Maliki;<br />
-    Mar Ignazio Giuseppe III, Patriarca della Chiesa di Antiochia dei Siri cattolici ha pure scritto una lettera di denuncia al primo ministro irakeno Nuri al Maliki in cui tra l’altro afferma:<br />
«i cristiani vengono uccisi, immolati e attaccati nelle strade, nelle scuole e anche nelle proprie case, ciò avviene solamente a causa della loro appartenenza religiosa che è differente da quella della  maggioranza che vive in quella città». Mar Ignazio manifesta poi il suo stupore per le «scuse dei responsabili del Governo che appaiono come una complicità al piano di svuotare Mosul dai cristiani che vi abitano da secoli e dove le pietre delle costruzioni spruzzano ancora oggi il sudore dei loro padri»;</p>
<p>- se non ritenga di assumere una iniziativa urgente e determinata nei confronti del governo presieduto da Nuri Al Maliki, evidentemente responsabile quantomeno di non riuscire a impedire le violenze nei confronti della popolazione cristiana di Mosul;</p>
<p>-    se non ritenga di intervenire con uguale determinazione nei confronti del governo degli Stati Uniti, che continua ad avere una consistente presenza militare in qul paese, senza riuscire ad esercitare alcuna deterrenza nei confronti di questo vero e proprio genocidio della popolazione cristiana.</p>
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		<title>Un&#8217;altra prova di arroganza e di forza</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 15:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
Roma, Camera dei Deputati, 02 febbraio 2010
Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa poteva essere, doveva essere l&#8217;occasione di una prova di dialogo fra maggioranza e opposizione, invece è un&#8217;altra prova di arroganza e di forza della maggioranza.
Poteva essere una prova di dialogo non perché il provvedimento presenti elementi di giustizia e di interesse generale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1562" title="montecitorio(4)" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/02/montecitorio4.jpg" alt="montecitorio(4)" width="164" height="110" /><strong>di Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>Roma, Camera dei Deputati, 02 febbraio 2010</em></p>
<p>Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa poteva essere, doveva essere l&#8217;occasione di una prova di dialogo fra maggioranza e opposizione, invece è un&#8217;altra prova di arroganza e di forza della maggioranza.<br />
Poteva essere una prova di dialogo non perché il provvedimento presenti elementi di giustizia e di interesse generale, ma perché questa poteva essere la strada, pure ingiusta e personale, meno compromettente per l&#8217;ordinamento generale, posto che l&#8217;Italia si è data un Capo del Governo che non ne vuole sapere di mettere piede in tribunale come fanno tutti gli altri cittadini quando è necessario, e che per tale ragione da anni sta cercando di devastare l&#8217;ordinamento privatizzandolo e piegandolo alle sue esigenze personali.<br />
Invece no, si è presentato questo provvedimento e contemporaneamente l&#8217;altro, quello del cosiddetto «processo breve», ma non è finita. <span id="more-1561"></span>Lo sappiamo tutti e ieri ce lo ha autorevolmente confermato il senatore Quagliarello, il quale ci ha fatto sapere che a fine mese la maggioranza, autonomamente, deciderà ancora se presentare un nuovo lodo costituzionalizzato o la riforma dell&#8217;immunità. Stamane addirittura si affaccia l&#8217;ipotesi di una modifica della normativa sui collaboratori di giustizia, peraltro anche questo un intervento «tempestivissimo» rispetto a ciò che e cronache ci raccontano. Chissà cos&#8217;altro partorirà la fantasia dei consiglieri giuridici del Premier nei prossimi giorni, con il Ministro guardasigilli sempre pronto a spiegare che in ogni caso si tratta della riforma della giustizia.<br />
Cari colleghi della maggioranza, lo voglio dire anche all&#8217;onorevole Pecorella, liberatevi, almeno provvisoriamente e almeno per una volta, dall&#8217;idea che nelle opposizioni, in tutte le opposizioni, anche in chi sta parlando in questo momento, vi sia un atteggiamento giustizialista o un&#8217;ostilità pregiudiziale nei confronti del Capo del Governo. Accettate di ragionare, per una volta almeno, insieme a noi. C&#8217;è, infatti, un modo, una misura, una proporzione anche nella produzione legislativa protettiva di un interesse personale (o pressoché tale) senza dei quali è difficile anche potere discutere.<br />
Noi siamo mossi solo &#8211; vogliamo assicurarvelo &#8211; da preoccupazioni di ordine generale. Vogliamo evitare, in primo luogo, la devastazione dell&#8217;ordinamento e chiederemmo una proporzione ragionevole anche nelle forzature. Insomma, ci interessa la volontà di non stressare ulteriormente la pazienza dei nostri concittadini alle prese, peraltro, con ben altri problemi e priorità. Sappiamo che, come ci insegna anche la storia del nostro Paese, al di là delle apparenze di quiete e financo di indifferenza, la pazienza potrebbe esaurirsi ed esplodere contro tutti: contro le istituzioni, il sistema e questa Repubblica. Cari colleghi, quando nell&#8217;ordinamento si introduce l&#8217;esigenza di assicurare la serenità al lavoro del Presidente del Consiglio e dei Ministri, si potrebbe fare della facile e, purtroppo, corrente ironia a tal proposito, ma è comunque certo che si può esprimere un&#8217;inquietudine squisitamente democratica. Qual è il prezzo collettivo di questa serenità privata? Dove ci può portare l&#8217;esigenza di non turbare la serenità di chi ci governa?<br />
C&#8217;è dell&#8217;altro, cari colleghi, e non è meno grave. È noto, infatti, che l&#8217;esigenza di permettere l&#8217;esercizio di funzioni pubbliche da parte di organi costituzionali chiamati in un processo è già considerata dall&#8217;ordinamento causa di possibile legittimo impedimento, riconosciuto ovviamente dal giudice. Sarebbe, dunque, assolutamente legittimo un provvedimento che tendesse a definire ulteriormente la casistica, in modo da restringere anche la discrezionalità del giudice. Introdurre, invece, un&#8217;estensione pressoché generalizzata attraverso la certificazione delle ragioni di impedimento del Presidente del Consiglio di fatto a tutte le attività istituzionali, significa introdurre una prerogativa, una norma di status, un&#8217;alterazione profonda delle procedure giudiziarie che solo il legislatore costituzionale può fare, come la Corte costituzionale ha già detto in modo inequivocabile.<br />
Allora, la questione diventa un&#8217;altra, cari colleghi: state approvando consapevolmente una legge inequivocabilmente incostituzionale, scommettendo sui tempi di dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte. «Le leggi le fa il Parlamento», ha più volte ripetuto in questi giorni il Ministro guardasigilli. D&#8217;accordo, ma cosa accade, signor Ministro? Come si trasforma il Parlamento, quando produce norme consapevolmente illegittime, se non nel luogo in cui si abusa di un potere e si profana la stessa funzione legislativa?<br />
Le leggi le fa il Parlamento, d&#8217;accordo, ma quando le leggi sono illegittime è possibile e persino doveroso contestarle, o no? In tutte le sedi, non solo dentro il Parlamento, ovviamente utilizzando i mezzi costituzionalmente corretti. Di questo si tratta, e si è trattato anche delle manifestazioni della magistratura tenutesi in questi giorni. Ecco perché la questione, che pure nasce da una condizione personale del Presidente del Consiglio &#8211; non nascondiamolo &#8211; e forse di qualche altro membro del Governo, trascende ampiamente le persone interessate, signor Ministro, e pone problemi seri per la salute e la tenuta del nostro ordinamento legislativo e del nostro sistema istituzionale.<br />
Sappiamo tutti bene, infatti, cari colleghi, che la democrazia e il funzionamento di un Paese civile sono assicurati da un intreccio complesso e semplice allo stesso tempo di pilastri e di tiranti, come<br />
per le arcate delle architetture più ardite, ognuno dei quali concorre e si contrappone all&#8217;altro, in un bilanciamento di forze tutte orientate a un solo scopo. Se ne salta uno, poi un altro e poi un altro ancora, allora l&#8217;equilibrio salta e le conseguenze, purtroppo, non sono poi così inimmaginabili. Cari colleghi, queste, e non l&#8217;antiberlusconismo, non il giustizialismo, sono le ragioni della nostra opposizione al provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).</p>
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		<title>Ricordo di Adriano Biasutti</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 15:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
Roma, Camera dei Deputati, 02 febbraio 2010
Signor Presidente, come ha ricordato lei adesso, l&#8217;onorevole Biasutti ci ha lasciato in questi giorni. Fu presente in quest&#8217;Aula in una sola legislatura, la XI, ma fu una presenza non come tante altre. Insieme a Sergio Coloni (anche lui scomparso poche settimane fa e qui ricordato dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1558" title="biasutti" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/02/biasutti.jpg" alt="biasutti" width="143" height="95" /><strong>di Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>Roma, Camera dei Deputati, 02 febbraio 2010</em></p>
<p>Signor Presidente, come ha ricordato lei adesso, l&#8217;onorevole Biasutti ci ha lasciato in questi giorni. Fu presente in quest&#8217;Aula in una sola legislatura, la XI, ma fu una presenza non come tante altre. Insieme a Sergio Coloni (anche lui scomparso poche settimane fa e qui ricordato dal Presidente Fini), a Michelangelo Agrusti, Luciano Rebulla e Giorgio Santuz, rappresentava la regione Friuli Venezia Giulia, quel pezzo d&#8217;Italia che funzionava, come scriveva allora Il Corriere della Sera.<br />
Biasutti aveva cercato di allargare i confini politici di quella piccola regione verso la nuova Europa. Quando ancora l&#8217;ex Jugoslavia era presa dalle convulsioni post titine e l&#8217;Austria era prigioniera della sua illusione neutralista, promosse quei contatti con la Slovenia, la Croazia e la Carinzia che gettarono le basi per una vera Euregio e per la Pentagonale ideata dal Ministro De Michelis per accelerare l&#8217;allargamento dell&#8217;Unione europea verso est. <span id="more-1557"></span>In quella legislatura insieme a Biasutti entrò nel gruppo della DC, tra tanti altri, Rino Nicolosi, presidente di quell&#8217;altro pezzo d&#8217;Italia, la Sicilia della rinascita, che costruiva temerariamente i primi collegamenti con i Paesi del Maghreb, in particolare la Libia; ciò con lo stesso intento di dilatare i confini politici dell&#8217;Italia dalla parte opposta, verso il Mediterraneo.<br />
Biasutti e Nicolosi entrarono in Parlamento non per godersi un fine carriera dignitoso, ma per portare dalla periferia dello Stato una ventata di rinnovamento politico e culturale, ma poi la fine della cosiddetta prima Repubblica travolse uomini e progetti. Biasutti, in particolare, proveniva da un&#8217;esperienza di governo regionale veramente modello a livello europeo; infatti, sotto la grande presidenza di Comelli, fu assessore ai lavori pubblici con delega alla ricostruzione del dopo terremoto. Possiamo dire, come ha riconosciuto in questi giorni l&#8217;onorevole Zamberletti, che Biasutti inventò il modello di protezione civile che ha fatto scuola e che ancora oggi è fonte di ispirazione e di paragone, non eguagliato, peraltro, per lo stesso Bertolaso.<br />
Dopo Comelli sarà presidente lui stesso per sette anni, gli anni in cui la regione salvò la più grande industria di quel nord-est che cominciava a definirsi come locomotiva di sviluppo, ovvero la Zanussi, destinata a sicuro fallimento. Erano anni in cui nacque la comunità Alpe Adria e, soprattutto, un modello di governo caratterizzato dalla concretezza, dall&#8217;efficienza e dall&#8217;obiettivo di realizzare una qualità della vita eccellente. Mitico ed esemplare fu quel sistema sanitario regionale, pensiamo alla psichiatria e all&#8217;oncologia, fiori all&#8217;occhiello dell&#8217;Italia; così come quel sistema reticolare delle comunità territoriali, non solo montane, incentrate su un forte livello di umanizzazione dei legami sociali.<br />
Biasutti tentò di portare la freschezza di una tale esperienza di primavera politica a livello nazionale. Non ci riuscì perché la cosiddetta prima Repubblica, come ho detto, immobilizzata dalla sua agonia, non era più in grado di recepire nessuna vera novità. Le disavventure e le sofferenze di quella stagione investirono ingiustamente anche lui, ma non cancellarono la grandezza di un&#8217;esperienza e di un&#8217;ambizione che, da sole, offrono a quel tempo le motivazioni storiche e il diritto ad un giusto riscatto, non solo morale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).</p>
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