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	<title>Pierluigi Castagnetti Blog</title>
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	<description>Il blog personale di Pierluigi Castagnetti</description>
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		<title>Il degasperismo per la nuova repubblica</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 12:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
da Europa del 19 agosto 2010
Siamo al cinquantaseiesimo anniversario della morte di De Gasperi. Ha un qualche senso parlarne ancora? Che De Gasperi sotto il profilo storico continui a rappresentare un giacimento di esperienze, pensieri, cultura di governo e magistero di vita mi pare indiscutibile.
Basterebbe consultare &#8211; fra le tante possibili – la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1797" title="degasperi" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/08/degasperi.jpg" alt="degasperi" width="96" height="133" />di <strong>Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>da Europa del 19 agosto 2010</em></p>
<p>Siamo al cinquantaseiesimo anniversario della morte di De Gasperi. Ha un qualche senso parlarne ancora? Che De Gasperi sotto il profilo storico continui a rappresentare un giacimento di esperienze, pensieri, cultura di governo e magistero di vita mi pare indiscutibile.<br />
Basterebbe consultare &#8211; fra le tante possibili – la monumentale raccolta documentaria promossa dalla Provincia di Trento, diretta dal professor Paolo Pombeni, edita dal Mulino. Ma sotto il profilo politico cosa ha da insegnare De Gasperi all’Italia di oggi, un’Italia alle soglie di una misteriosa “Terza repubblica”? Cosa può dare a un’Italia che ha impiegato più di 15 anni, senza ancora uscirne, forse, a prendere atto della consunzione dell’avventura populistica berlusconiana? <span id="more-1796"></span>Se ci limitassimo a confrontare solo i protagonisti principali dei due periodi storici, quello dell’immediato dopoguerra e quello del primo decennio del nuovo secolo, De Gasperi e Berlusconi, il discorso si chiuderebbe rapidamente per l’impossibilità di impostare un qualsiasi paragone, tanto diverse e distanti sono le due figure.<br />
Se invece allarghiamo il confronto al quadro politico, al clima etico, al modello di democrazia, e alla cultura di governo dominante nei periodi presi in esame, allora si può ben dire – pur tenendo conto della mutata condizione storica – che il “degasperismo” per molti versi può fornire l’indicazione di una via di ripartenza dopo il “berlusconismo”.<br />
Innanzitutto indicando la necessità di un ritorno alla Costituzione, cioè a un modello di stato in cui la separazione e il contrappesamento dei poteri ridiventi l’asse portante del funzionamento Stato stesso.<br />
Poi il “riaggancio” all’Europa, un Europa che dovrebbe essere risospinta proprio dall’Italia (insieme ovviamente alla Germania e alla Francia in primis) verso la sua responsabilità di governo politico del continente nel nuovo contesto – oggettivamente irreversibile – di globalizzazione.<br />
Ciò non può che avvenire attraverso la riscoperta da parte della politica della propria missione di facitrice di futuro e, dunque, della propria capacità di riprogettare obiettivi e cammino, selezionare classe dirigente nuova e “virtuosa”.<br />
Ma vi è una ragione in più per guardare a De Gasperi in questi giorni di profonda crisi politica del nostro paese.<br />
Questi sono infatti anche giorni di vigilia della quarantaseiesima Settimana sociale dei cattolici italiani (Reggio Calabria, 14-17 ottobre 2010), e della celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia (2011). De Gasperi ha cose da dirci su entrambi i temi.<br />
Mi limito a citare due brani dagli unici due interventi da lui fatti all’Assemblea Costituente.<br />
De Gasperi intervenne il 25 marzo 1947 nel dibattito sull’articolo 7, abbandonando il banco del governo per parlare dal suo banco di semplice parlamentare, a sottolineare così la diversità dei due ruoli, cominciando con questa considerazione: «Diceva, a ragione, Dostojewski che la questione principale, la questione cruciale per il mondo moderno è di sapere se quella lontana, remota figura di profeta, ignorato dai grandi uomini politici e storici di Roma antica, sia stato veramente, sia il Cristo che ha fondato una comunità religiosa universale, che nutre ancora oggi della sua linfa vitale, eterna […] Giungiamo ad una risposta affermativa su questa questione cruciale, nessuna diffidenza, nessun sospetto è possibile in confronto di una collaborazione con la chiesa.<br />
Però, anche coloro che si arrestano sulla soglia dei misteri della fede e si preoccupano sostanzialmente della morale sociale, sentono[…], che lo stato non ha la forza, l’autorità di afferrare e dirigere la coscienza della singola persona e sentono il bisogno dell’apporto dell’insegnamento della morale evangelica che viene dalla chiesa, che sul vangelo si fonda. Innegabilmente è opinione comune, ormai, che questa morale evangelica sia necessaria per la fermentazione sociale della giustizia nelle masse popolari. Ma, supponiamo pure che in alcuni o molti di noi non esista nessun vincolo interiore né con la fede della chiesa, né con la sua morale, sta però il fatto storico: primo, delle proporzioni; secondo, di una millenaria tradizione ».<br />
Questa lunga premessa dell’intervento di De Gasperi ci porta nel vivo del dibattito odierno sul rapporto stato/chiesa, ma ci porta nondimeno dentro il dibattito culturale che, non solo in Italia, ma in tutte le democrazie moderne, si è riaperto, a destra come a sinistra, ad esempio attorno al paradigma di Böckenforde (Chiesa e capitalismo, Bazoli e Böckenforde, ed.<br />
Morcelliana): «Le democrazie liberali si alimentano di presupposti che non riescono a produrre». Si capisce allora perché, a mio avviso, quando si parla di laicità dello stato, soprattutto a sinistra, non si possa prescindere da una valutazione rigorosa delle ragioni etiche e culturali che sono ancora oggi alla base della crisi dei nostri sistemi democratici, e, dunque, della necessità e della possibilità concreta di rivitalizzarle.<br />
Da ultimo mi piace ricordare un atto di fede sul principio rappresentativo come strumento di consolidamento dello stato, che De Gasperi pronunciò il 31 gennaio 1948, a chiusura dei lavori dell’assemblea costituente, perché offre ancora oggi un ulteriore suggerimento per il ritrovamento del capo di quel “filo di Arianna” che continuiamo a cercare senza successo: «La fedeltà al sistema del metodo parlamentare ci ha fatto superare molte difficoltà.<br />
Ho le speranza, per non dire la certezza, che nessuno di noi verrà meno a tale direttiva e che nei due rami del parlamento, eguali nell’autorità, e forse […] anche nella vivacità, la fedeltà nel metodo rappresentativo democratico possa condurre al consolidamento della Costituzione repubblicana». Ecco uno spunto prezioso per il dibattito delle prossime settimane.</p>
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		<title>Creò la Seconda repubblica</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 09:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
da Europa del 18 agosto 2010
La morte di Francesco Cossiga, per quanto annunciata da qualche giorno, ci coglie impreparati oltre che addolorati. Confidavamo che la sua fibra di indomito combattente potesse reggere ancora un po’. Invece no.
Cossiga ci ha lasciato proprio in tempo perché i suoi funerali potessero essere celebrati nel giorno dell’anniversario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1793" title="cossiga" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/08/cossiga.jpg" alt="cossiga" width="161" height="121" />di <strong>Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>da Europa del 18 agosto 2010</em></p>
<p>La morte di Francesco Cossiga, per quanto annunciata da qualche giorno, ci coglie impreparati oltre che addolorati. Confidavamo che la sua fibra di indomito combattente potesse reggere ancora un po’. Invece no.<br />
Cossiga ci ha lasciato proprio in tempo perché i suoi funerali potessero essere celebrati nel giorno dell’anniversario di Alcide De Gasperi. E perché gli fosse risparmiato l’epilogo della grave crisi politica che sta chiudendo la seconda repubblica. Cioè quella fase politica che in una qualche misura lui stesso aveva contribuito ad aprire.<br />
Gli storici potranno approfondire quei tormentati primi anni Novanta, ma non è difficile intuire che anch’essi faranno risalire la nascita della cosiddetta Seconda repubblica più alle denunce durissime e polemiche del presidente della repubblica Cossiga che, come si è soliti fare, a Tangentopoli. <span id="more-1792"></span>Fu infatti lui, più e prima di tutti, a cogliere i segni della crisi di un sistema politico che aveva smarrito il senso della propria missione e stava definitivamente corrodendosi sotto il peso della inefficienza, dell’autoreferenzialità e della corruzione. Secondo la prassi e il testo della Costituzione non sarebbe toccato proprio a lui questo compito, ma lui non volle sottrarvisi esponendosi consapevolmente al rischio di critiche e polemiche che poi lo indussero ad anticipare di pochi mesi la fine del suo mandato.<br />
Continuò negli anni successivi e per lungo tempo il suo singolare magistero di critica e pungolo alla politica italiana, che ebbe sviluppi da lui raramente condivisi. Ma Cossiga sarà ricordato soprattutto come il ministro dell’interno cui toccò nella primavera del 1978 di gestire la drammatica vicenda della prigionia e dell’assassinio di Aldo Moro, per mano delle Brigate Rosse. Una esperienza che lo segnò duramente nello spirito e anche nel corpo.<br />
In seguito, ricoprì altri incarichi prestigiosi, dalla presidenza del consiglio alla presidenza del senato sino all’elezione al Quirinale, al primo scrutinio e pressoché all’unanimità. Il suo cursus honorum agli inizi era stato quello classico: dirigente della Dc a Sassari, poi il salto in parlamento, la vicinanza alla corrente dorotea, poi a quella dei cosiddetti “pontieri” di Taviani, poi alla Base e infine la sempre maggiore consuetudine di rapporti con Moro, che ne strutturò il profilo di uomo politico capace di visione e di mediazione.<br />
Non faremmo onore alla verità e a lui stesso se non dicessimo che Francesco Cossiga sarà ricordato come personaggio singolare e controverso, comunque sempre in prima linea e protagonista in tutte le battaglie a difesa della libertà e della democrazia.</p>
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		<title>CARCERI: TRA PARLAMENTARI DI FERRAGOSTO NO CONDANNATI</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 14:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[PRESIDENTE COMITATO ANTITORTURA, VISITE NON SIANO SOLO DENUNCIA (ANSA) &#8211; ROMA, 12 AGO &#8211; &#8216;Le tradizionali visite di Ferragosto dei parlamentari nelle carceri italiane non si limitino ad una semplice ulteriore denuncia di un&#8217;emergenza che ben conosciamo ma consentano di voltare pagina, di aprire la strada all&#8217;adozione di provvedimenti risolutivi&#8217;. E&#8217; quanto auspica il presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PRESIDENTE COMITATO ANTITORTURA, VISITE NON SIANO SOLO DENUNCIA (ANSA) &#8211; ROMA, 12 AGO &#8211; &#8216;Le tradizionali visite di Ferragosto dei parlamentari nelle carceri italiane non si limitino ad una semplice ulteriore denuncia di un&#8217;emergenza che ben conosciamo ma consentano di voltare pagina, di aprire la strada all&#8217;adozione di provvedimenti risolutivi&#8217;. E&#8217; quanto auspica il presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d&#8217;Europa, Mauro Palma che, come presidente onorario di Antigone, sottolinea come sarebbe stato meglio &#8216;evitare di includere nel gruppo di autorevoli visitatori del carcere coloro che, stando alle sentenze, potrebbero esservi ospitati&#8217;. Sono oltre 200 i parlamentari che hanno dato la loro adesione all&#8217;iniziativa dei radicali per il &#8216;Ferragosto in carcere&#8217; che li portera&#8217; a visitare 216 istituti di pena; tra gli altri: Olga D&#8217;Antona, Giovanni Bachelet, Pierluigi Castagnetti; Benedetto Della Vedova, Enrico La Loggia e Marcello Dell&#8217;Utri.<br />
&#8216;Non si puó scoprire a ferragosto &#8211; dice Palma &#8211; che la popolazione detenuta è piú che raddoppiata rispetto a venti anni fa, mentre non sono mutati gli indici di criminalità; che i posti ufficiali di detenzione sono circa i due terzi di quelli necessari e che l&#8217;Italia è stata condannata dalla Corte di Strasburgo un anno fa per violazione di quell&#8217;articolo 3 della Convenzione europea per i diritti umani che stabilisce che nessuno puó essere sottoposto a pene inumane o degradanti&#8217;.<br />
&#8216;Non c&#8217;è infatti alcun bisogno oggi di una semplice ulteriore denuncia &#8211; prosegue &#8211; La situazione è nota a chi aveva ed ha responsabilità per intervenire. Già da tempo sono state realizzate analisi anche in sede internazionale e sono state inviate ai governi italiani che si sono succeduti, raccomandazioni che peró attendono conseguenti risposte concrete&#8217;. &#8216;Leggendo i rapporti del Comitato per la prevenzione della tortura sulle sue visite, queste sí ispettive, perch‚ i luoghi da visitare non venivano preventivamente annunciati &#8211; sottolinea Palma &#8211; come avviene invece nelle visite dei prossimi giorni, ha piú volte evidenziato deficienze e distanza tra quanto stabilito da Ordinamento penitenziario e regolamento di esecuzione (adottato nel 2000) e quanto di fatto attuato, nonostante il livello professionale e la dedizione di molti operatori&#8217;.<br />
&#8216;Il comitato &#8211; dice ancora Palma &#8211; ha reiterato le proprie raccomandazioni e ha recentemente organizzato anche una visita speciale, &#8216;ad hoc&#8217;, centrata sul problema del disagio e sul numero di suicidi in carcere. Numero, questo, che tuttavia ancora recentemente veniva sottovalutato dal sottosegretario alla giustizia con delega al carcere, in sua dichiarazione&#8217;.<br />
&#8216; Le linee su come intervenire, quindi, sono state già evidenziate &#8211; sottolinea Palma &#8211; Dunque, l&#8217;iniziativa di questo ferragosto ha un significato forte. Ma, lo ha solo nella direzione di segnalare l&#8217;intenzione effettiva di voltare pagina; altrimenti rimane un punto in una immutabile rappresentazione. E solo nell&#8217;intenzione del voltare pagina, si puó leggere positiva la presenza di alcuni visitatori che mai hanno obiettato adottando provvedimenti che predeterminavano la situazione odierna&#8217;. (ANSA).</p>
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		<title>CALIENDO: MAGGIORANZA NON C&#8217;E&#8217; PIU&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 14:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(ANSA) &#8211; ROMA, 4 AGO &#8211; &#8216;Quel 299 e&#8217; per noi un risultato da brindisi: la maggioranza non c&#8217;e&#8217; piu&#8217; e le contorsioni di Berlusconi serviranno solo a tirare a campare per un po&#8217;, ma avere 299 si&#8217; rispetto ai 316 richiesti e&#8217; un dato molto importante per noi&#8217;. Lo dice il presidente per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(ANSA) &#8211; ROMA, 4 AGO &#8211; &#8216;Quel 299 e&#8217; per noi un risultato da brindisi: la maggioranza non c&#8217;e&#8217; piu&#8217; e le contorsioni di Berlusconi serviranno solo a tirare a campare per un po&#8217;, ma avere 299 si&#8217; rispetto ai 316 richiesti e&#8217; un dato molto importante per noi&#8217;. Lo dice il presidente per la Giunta delle Autorizzazioni, Pierluigi Castagnetti (Pd) a proposito del voto di oggi sulle mozioni di Pd e Idv al sottosegretario Caliendo.<br />
Castagnetti sottolinea, tra l&#8217;altro, la scelta anche di esponenti del Pdl esterni a Fli di astenersi o non votare: &#8216;Li&#8217; &#8211; sottolinea &#8211; vuol dire che si e&#8217; aperta una stagione in cui piu&#8217; di uno sente la responsabilita&#8217; di agire in una condizione di liberta&#8217;. Berlusconi non ha piu&#8217; la capacita&#8217; di reggere il clima da caserma&#8217;.</p>
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		<title>GOVERNO: TERZO POLO? LA VEDO DIFFICILE, CONOSCO I RAGAZZI</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Aug 2010 13:59:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[INTANTO C&#8217;E&#8217; IL PROBLEMA DELLA LEADERSHIP TRA FINI, RUTELLI E CASINI
Roma, 3 ago. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Pierluigi Castagnetti non crede che la decisione di astenersi sul voto su Giacomo Caliendo possa bastare per dire che l&#8217;embrione del terzo polo c&#8217;e&#8217; gia&#8217;. &#8220;E&#8217; presto per dirlo. Finche&#8217; non lo vedo non ci credo, perche&#8217; conosco i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>INTANTO C&#8217;E&#8217; IL PROBLEMA DELLA LEADERSHIP TRA FINI, RUTELLI E CASINI<br />
Roma, 3 ago. &#8211; (Adnkronos) &#8211; Pierluigi Castagnetti non crede che la decisione di astenersi sul voto su Giacomo Caliendo possa bastare per dire che l&#8217;embrione del terzo polo c&#8217;e&#8217; gia&#8217;. &#8220;E&#8217; presto per dirlo. Finche&#8217; non lo vedo non ci credo, perche&#8217; conosco i &#8216;ragazzi&#8217; e per fare un fusione o anche solo un assemblaggio servono condizioni che io non vedo&#8221;, osserva Castagnetti.<br />
Intanto, c&#8217;e&#8217; il problema della leadership di un eventuale terzo polo tra Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli: &#8220;Si&#8217; c&#8217;e&#8217; questo problema. Cosa vanno a fare, uno il segretario, l&#8217;altro il premier e l&#8217;altro ancora il presidente della Repubblica?<br />
Siamo seri. Aspettiamo settembre cosi&#8217; forse le cose saranno un pochino piu&#8217; chiare&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;Aquila e il silenzio RAI</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 13:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
da Reggio 24 ore del 29 luglio 2010
Rimuovere una colossale rimozione: questa la sfida raccolta dai 150 deputati del Pd che due giorni fa, insieme a Bersani e Franceschini, hanno visitato il centro storico dell’Aquila. Dell’Aquila non si parla più infatti, non si vede più un’immagine, non c’è alcuna traccia di impegno nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1777" title="images" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/07/images.jpg" alt="images" width="118" height="140" />di <strong>Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>da Reggio 24 ore del 29 luglio 2010</em></p>
<p>Rimuovere una colossale rimozione: questa la sfida raccolta dai 150 deputati del Pd che due giorni fa, insieme a Bersani e Franceschini, hanno visitato il centro storico dell’Aquila. Dell’Aquila non si parla più infatti, non si vede più un’immagine, non c’è alcuna traccia di impegno nella manovra finanziaria che sarà approvata proprio oggi alla Camera.<br />
Eppure L’Aquila, quindici mesi dopo il terremoto, è lì, paralizzata, senza vita e senza speranza. Prigioniera di una selva di decine o centinaia di migliaia di ferrotubi ”Marcegaglia”, con macerie nascoste (come nel caso del Palazzo del Governo, in cui sono state semplicemente spostate dalla strada al cortile interno),<span id="more-1776"></span> con serrande e finestre chiuse come erano alle 3,32 di quella terribile notte, i fiori seccati nei vasi sui terrazzi, oltre 10 mila attività commerciali e terziarie che animavano il centro storico morte, definitivamente morte, 15 mila edifici gravemente danneggiati, 90 ettari della zona rossa off limits per il pericolo crolli.<br />
Perché è bene sapere che L’Aquila era e viveva nel e del centro storico. Il centro storico non era semplicemente un quartiere, era il cuore della città e della provincia e quando il cuore si ferma tutto il corpo muore. E negli occhi dei pochi giovani e vecchi che vivono altrove e continuano a vegliare la loro città si legge la assenza di speranza, si legge la disperazione che “con qualche ragione” come ha detto Bersani, è stata urlata in faccia anche a noi non certo malcapitati, ma intenzionalmente capitati lì, a raccogliere rabbia e suggerimenti.<br />
Il centro storico dell’Aquila è oggi la metafora del berlusconismo di governo, un misto di scenografia televisiva persino gioiosa per il pubblico, sì il pubblico televisivo, e di cinismo e abbandono per gli incolpevoli abitanti, usati quando serviva per gli spot e poi definitivamente lasciati a se stessi.<br />
A quindici mesi di distanza non c’è – di fatto – un euro per la ricostruzione: per ottenere lo sblocco di quei primi 700 milioni gli aquilani sono dovuti venire a prendersi le manganellate dalla polizia a Roma. Non c’è un provvedimento tipo la L. 546/77 (quella “Per la ricostruzione e la rinascita del Friuli, colpito dal sisma del maggio 76 o la L. 219/81 per la ricostruzione e sviluppo aree terremotate di Irpinia e Basilicata, e la L. 61/98 recante interventi urgenti in favore delle zone terremotate delle regioni Umbria e Marche colpite dal sisma del settembre ‘97”).<br />
Non ci sono le immagini televisive, dunque, non c’è più il problema. Il sindaco, l’eroico Massimo Cialente, un valente medico che dopo poco tempo di apprezzatissimo lavoro parlamentare per amore della sua gente e della sua città è tornato a casa per fare il sindaco, oggi è solo. Senza mezzi, senza sostegno, senza interlocuzione e ascolto da parte del governo. Tutti gli aquilani sono soli. Gli studenti universitari sopravvissuti alla tragedia per lo più se ne sono andati a completare gli studi altrove e i giovani rimasti sono soli, senza lavoro, senza prospettive, senza spazi disponibili, relegati sulla strada statale ad annegare come possono la loro sofferenza di futuro.<br />
E l’Italia non sa, non vede, non ne parla.<br />
Persino i cimiteri sono lasciati al loro destino, con bare riemerse in quella terribile notte e mai più sistemate: basta andare a Santa Rufina o a S. Demetrio Ne’Vestini.<br />
Abbiamo incontrato una straordinaria fotoreporter, innamorata di questa gente e di questa città, abituata a scavare dietro le immagini, che continua ad andare a L’Aquila a fotografare e a comparare foto dei luoghi a distanza di tempo, foto che raramente vediamo sulla stampa non più interessata a una terra che non è più nel cuore degli italiani.<br />
Ce ne ha mostrare alcune, quelle di Via Tempera ad esempio del luglio 2009 e del luglio 2010: un lato della via un anno fa era stato totalmente puntellato dalla ditta Trasacco, oggi non lo è più. Non riesce a darsi spiegazione, né pace: perché?, perché sono finiti i soldi per il noleggio dei ferrotubi?, perché non è necessario il puntellamento? , allora perché a suo tempo è stato fatto?<br />
Dettagli. Certo dettagli che inquietano e aiutano a capire le cose che non vanno Ci mostra anche la foto di una magnifica chiesa del 1300, S. Erasmo Forconese, a suo tempo mostrata a Putin nella speranza che si potesse mettere una mano al cuore, puntellata nella facciata anteriore e abbandonata in quella posteriore che pure è in evidente pericolo di crollo. Dettagli. Si, ma dettagli che inquietano e aiutano a capire.<br />
Ma non è solo il centro storico ad essere abbandonato. Si potrebbe parlare del quartiere, allora residenziale, di Pettino, raso al suolo.<br />
Gli aquilani giustamente vogliono sapere. Vogliono sapere se il museo a cielo aperto di ciò che fu una grande città è destinato a rimanere tale per sempre, e a quale futuro debbono prepararsi, o se vi è una qualche possibilità di ricostruzione, ed entro quanti anni e con quali risorse. Vogliono sapere se il loro terremoto è solo “loro”, o se è questione nazionale. Vogliono sapere perché da sei mesi non c’è più un rappresentante del governo che metta piede nella loro terra. E vogliono sapere perché nessuna televisione mostra più agli altri italiani le immagini della loro tragedia.<br />
Il governo Berlusconi, nato sulle immagini dei rifiuti di Napoli, deve essere inchiodato alle sue responsabilità, comprese quelle di una cinica censura delle immagini vere de L’Aquila di oggi.<br />
Toccherà a noi occuparcene appena torneremo al governo. Dovremo allora riparare questa colossale ingiustizia, chiedere alle reti RAI di mostrare per giorni e settimane queste immagini agli italiani, perché conoscano e perché sappiano, e poi un nuovo capo del governo con credibilità e autorevolezza morale adeguate dovrà rivolgersi a tutti gli italiani per invitarli a una mobilitazione e a una solidarietà nazionali, le sole che potranno dare risposta efficace a questa tragedia. Anche attraverso una legge di scopo per la quale il Pd è impegnato sin d’ora.</p>
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		<title>Una manovra sbagliata</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 13:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discorsi]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
Roma, Camera dei Deputati, 29 luglio 2010
Ordine del giorno presentato dall&#8217;On. Castagnetti e accolto dal Governo
La Camera, premesso che:
-         Il decreto legge 78/2010 persegue la diminuzione del disavanzo pubblico dal 5% del Pil di quest’anno al 3,95 nel 2011 e al di sotto della soglia del 3%, ossia al 2,7% nel 2012, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1781" title="crisi_finanziaria1" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/07/crisi_finanziaria1-300x199.jpg" alt="crisi_finanziaria1" width="113" height="74" />di <strong>Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>Roma, Camera dei Deputati, 29 luglio 2010</em></p>
<p><strong>Ordine del giorno presentato dall&#8217;On. Castagnetti e accolto dal Governo</strong><br />
La Camera, premesso che:</p>
<p>-         Il decreto legge 78/2010 persegue la diminuzione del disavanzo pubblico dal 5% del Pil di quest’anno al 3,95 nel 2011 e al di sotto della soglia del 3%, ossia al 2,7% nel 2012, in ottemperanza al vincolo europeo circa la stabilizzazione della spesa pubblica.</p>
<p>-         il provvedimento è l’ennesima manovra di stabilizzazione finanziaria &#8211; la decima in due anni di legislatura &#8211; che ripercorre la logica dei tagli lineari sulle dotazioni di spesa delle missioni del bilancio dello Stato, di parte corrente e di conto capitale. <span id="more-1779"></span>L’articolo 2, infatti, dispone una riduzione lineare del 10% delle dotazioni finanziarie a legislazione vigente delle missioni di spesa di ciascun Ministero;</p>
<p>-         la manovra è sbagliata in quanto limita a ridurre la spesa pubblica in modo indiscriminato e non equo, è strutturalmente debole e iniqua, priva di una prospettiva per il futuro dei cittadini, ai quali viene chiesto l’ennesimo sacrificio senza che a ciò corrisponda la contemporanea previsione di misure e mezzi atti a generare crescita e sviluppo per il futuro.</p>
<p>-         i tagli iniqui contenuti nella manovra colpiscono le regioni e gli enti locali senza distinzione tra amministrazioni più o meno virtuose e con un evidente squilibrio a favore delle amministrazioni centrali che, seppure fonti di notevoli sprechi ed inefficienze, vengono penalizzate assai meno delle regioni e degli enti locali. Queste misure colpiranno, attraverso i tagli ai servizi pubblici, i cittadini meno privilegiati. Ben 3,5 miliardi di euro sono sottratti al trasporto pubblico locale, che finiranno inevitabilmente per svantaggiare quelle fasce di ceto medio, lavoratori e studenti, che quotidianamente usano i mezzi pubblici per i loro spostamenti.</p>
<p>-         una manovra, che sebbene sia presentata come una manovra europea, è poco in linea con quanto predisposto da altri paesi membri. In Europa, la maggior parte dei paesi ha scelto di impegnare rilevanti risorse di bilancio, accanto a manovre di stabilizzazione economica, per attuare provvedimenti di stimolo all’economia, alla sanità e al welfare.  Nei paesi del nord Europa si chiedono sacrifici ai cittadini più abbienti, in Francia e in Germania, accanto ai tagli degli sprechi non si sacrificano le risorse in favore delle famiglie, dell’educazione della scuola. In Germania oltre la metà del maggiore deficit è imputabile a misure di sostegno dell’economia (tra le quali rileva l’intangibilità delle risorse in favore della ricerca); in Spagna circa un terzo; in Francia poco più di un quarto;</p>
<p>-         in controtendenza con quanto avviene nei paesi europei e anche negli Stati Uniti, per l’Italia, gli interventi di sostegno anti-crisi hanno avuto un impatto nullo sul disavanzo, mentre avrebbero attenuato la caduta del Pil per circa 0,5 punti percentuali, secondo i recenti dati della Banca d’Italia;</p>
<p>Impegna il governo:</p>
<p>a valutare la possibilità di introdurre, accanto a misure di stabilizzazione economica, anche misure concordate a livello europeo, per tutelare le fasce a rischio di povertà nel nostro Paese e in Europa, in favore dell’introduzione del reddito minimo europeo, per realizzare un Piano urgente per il lavoro e l’occupazione e per evitare fenomeni di dumping sociale, in aderenza al quanto prospettato nel Rapporto di Mario Monti, “Una nuova strategia per il mercato unico”, consegnato il 10 maggio scorso al Presidente della Commissione europea.</p>
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		<title>P3:PARLAMENTARI PD PRESENTANO PROPOSTA COMMISSIONE INCHIESTA</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 13:57:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dichiarazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[ADERISCE ANCHE PALOMBA (IDV);BINDI-CASTAGNETTI, SERVE CHIAREZZA (ANSA) &#8211; ROMA, 28 LUG &#8211; Una commissione d&#8217;inchiesta, sul modello della commissione Anselmi sulla P2, per &#8216;fare luce&#8217; sulle trame che emergono dall&#8217;inchiesta sulla cosiddetta P3. E&#8217; la proposta di legge, depositata alla Camera e a breve anche al Senato, come iniziativa singola di un gruppo di deputati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ADERISCE ANCHE PALOMBA (IDV);BINDI-CASTAGNETTI, SERVE CHIAREZZA (ANSA) &#8211; ROMA, 28 LUG &#8211; Una commissione d&#8217;inchiesta, sul modello della commissione Anselmi sulla P2, per &#8216;fare luce&#8217; sulle trame che emergono dall&#8217;inchiesta sulla cosiddetta P3. E&#8217; la proposta di legge, depositata alla Camera e a breve anche al Senato, come iniziativa singola di un gruppo di deputati del Pd, sottoscritta anche dal deputato Idv Federico Palomba e da Giuseppe Giulietti a nome dell&#8217;associazione Art.21.<br />
La commissione, secondo la proposta di legge, dovrebbe in un anno &#8216;accertare l&#8217;origine, la natura, l&#8217;organizzazione, la consistenza e le finalita&#8221; della P3. &#8216;Dopo che il presidente Napolitano &#8211; ha affermato Bindi &#8211; ha parlato di squallore e ha richiamato la politica al senso di responsabilita&#8217;, noi pensiamo che la questione morale deve trovare nella politica la prima protagonista nella conoscenza dei fenomeni. La magistratura sta facendo molto bene il suo lavoro ma la proposta di una commissione d&#8217;inchiesta e&#8217; segno di responsabilita&#8217; politica e istituzionale&#8217;. Si tratterebbe, ha affermato un altro firmatario, il presidente della Giunta per le autorizzazioni Pierluigi Castagnetti, di un&#8217;iniziativa che dovrebbe trovare favorevole anche la maggioranza. &#8216;Non si tratta &#8211; ha affermato Castagnetti &#8211; di commissioni infondate come quella su Telekom Serbia o Mitrokin, mirate a denigrare in modo strumentale il lavoro dell&#8217;allora opposizione ma di cercare di capire fino a che punto e&#8217; penetrata l&#8217;opera di condizionamento delle istituzioni in questi anni perche&#8217; fin qui e&#8217; emersa una situazione veramente inquietante&#8217;. Oltre ai firmatari del Pd (Bindi, Zaccaria, Tenaglia, Corsini, Ferranti, Zampa, Levi, Capano, Miotto, Giulietti, Bachelet, Burtone, Rossomando, Castagnetti), si chiedera&#8217; l&#8217;adesione ai parlamentari di tutti i gruppi.<br />
La commissione bicamerale (20 deputati e 20 senatori) sarebbe dotata &#8216;degli stessi poteri e le stesse limitazioni dell&#8217;autorita&#8217; giudiziaria&#8217;. E nella porposta si prevede altresi&#8217; che &#8216;in nessun caso, per i fatti rientranti nei compiti della commissione, puo&#8217; essere opposto il segreto di ufficio ne&#8217; quello bancario&#8217;.</p>
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		<title>Mele marce padane</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 12:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[di Pierluigi Castagnetti
da Europa del 24 luglio 2010
Le cronache politiche nazionali di questi giorni oltre alle putrescenti vicende corruttive delle cricche e della P2-P3 ci parlano del preoccupante intreccio di uomini della Lega con personaggi delle ’ndrine nell’area della sanità lombarda guidata da una decina d’anni da propri assessori.
Episodi di corruzione che coinvolgono amministratori locali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1771" title="logo_lega" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2010/07/logo_lega.jpg" alt="logo_lega" width="113" height="112" />di <strong>Pierluigi Castagnetti</strong></p>
<p><em>da Europa del 24 luglio 2010</em></p>
<p>Le cronache politiche nazionali di questi giorni oltre alle putrescenti vicende corruttive delle cricche e della P2-P3 ci parlano del preoccupante intreccio di uomini della Lega con personaggi delle ’ndrine nell’area della sanità lombarda guidata da una decina d’anni da propri assessori.<br />
Episodi di corruzione che coinvolgono amministratori locali della Lega cominciano poi a emergere giorno dopo giorno, un po’ ovunque, basta leggere la stampa locale del Veneto e della Lombardia. In tale quadro il caso della nostra provincia, apparentemente piccolo, ma non irrilevante, può spiegare gli effetti della disinvoltura con cui la Lega sta costruendo reti di affari nei comuni amministrati. <span id="more-1770"></span>Non si sa come né perché, ma lo si può immaginare, sia esplosa all’improvviso una lotta intestina all’interno del partito della “nazione emiliana” che ha coinvolto direttamente il presidente, l’onorevole Angelo Alessandri.<br />
L’onorevole è coinvolto per una penosa vicenda di una settantina di multe che lo stesso con vari stratagemmi cerca di evitare di pagare, vicenda evidentemente rivelata da fonti interne al partito le uniche che possedessero la notizia, e la conseguente sua decisione di espellere dal partito il vice sindaco di Guastalla comune conquistato dalla destra solo un anno fa, Marco Lusetti. Si è scoperto in quella circostanza – ricapitoliamo la vicenda – che il Lusetti era stato nominato Commissario a suo tempo dell’Enci, l’ente cinofilo che dipende dal ministero dell’Agricoltura, dal ministro Zaia. Non si sa sulla base di quali criteri essendo nota la sua assoluta incompetenza in materia. E si è saputo che, nel frattempo, il successore di Zaia, il ministro Galan, aveva poi provveduto a destituire il suddetto commissario accusato di gravi irregolarità amministrative nella conduzione dell’ente affidatogli.<br />
Di quali irregolarità si tratti non è dato invece ancora sapere perché il ministro non ha ritenuto a tutt’oggi di rispondere alle interpellanze dei parlamentari del Pd. Sono trapelate solo alcune notizie grazie allo stesso Lusetti e a rivelazioni recapitate nottetempo in modo anonimo a consiglieri del Pd del comune di Guastalla. Si è così avuta notizia che, appena nominato, il Lusetti ha deciso con decreto commissariale di raddoppiare la propria indennità e ha assegnato una serie di inutili consulenze, per un preventivo di 1.700.000 euro, ad amici di partito e a due colleghi assessori della stessa giunta di Guastalla, tutti rigorosamente lontani da competenze zoologiche.<br />
La vicenda è apparentemente piccola cosa, si direbbe un episodio di malcostume che coinvolge poche mele marce, ma che lambisce e intreccia i protagonisti più rappresentativi della disinvolta campagna di penetrazione della Lega in Emilia Romagna: di questa regione, infatti, l’onorevole Alessandri è “Presidente nazionale” e Marco Lusetti è stato “Segretario nazionale”. Una piccola vicenda di cui la magistratura non sembra interessarsi, che viene gestita tutta in foro interno, ma che rivela che dietro gli schiamazzi quotidiani che riempiono le pagine della stampa locale, i leghisti sono stati capaci in questi anni di inventare piccoli modelli di governo municipale imperniati sulla clientela e la tessitura di reti d’interessi.<br />
Sarebbe fin troppo facile soffermarsi sulle contraddizioni di un movimento che in periferia alza le bandiere del federalismo e le polemiche contro “Roma ladrona” e che contemporaneamente a Roma tiene bordone agli uomini e alle strategie di governo più centralistiche nella storia della Repubblica. A me pare invece più interessante mettere in evidenza questi piccoli scenari periferici perché sono rivelatori di una concezione del potere a dir poco disinvolta, comunque esclusivamente funzionale agli interessi del partito. Una gestione affidata non di rado a uomini spregiudicati, spesso impreparati, che cercano di coprire con gli schiamazzi e le calunnie personali rivolte agli avversari il poco, anzi il nulla, della loro cultura di governo.<br />
Sappiamo bene che il consenso della Lega è il frutto, come dice il professor Feltrin, di un’adesione «a un senso comune » di intolleranza e menefreghismo che sta dilatandosi nel nord del paese, ma sappiamo anche che l’opposizione a questa ondata non invincibile dovrà costruirsi anche attorno a una conoscenza e a un giudizio documentato di questo fenomeno, la cui supposta novità assomiglia sempre più a cose che abbiamo visto nei tempi peggiori della vita della repubblica.</p>
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		<title>PD: BENE BETTINI, SE NASCE POLO INTERMEDIO POTRA&#8217; FARE DIFFERENZA</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 09:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pierluigi Castagnetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dichiarazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[MA IL DIBATTITO SULLE PRIMARIE E&#8217; FUORI TEMPO E LUOGO
Roma, 21 lug. (Adnkronos) &#8211; &#8216;Sono d&#8217;accordo con Bettini, ma non ci si deve allargare solo in una solo direzione. Il nostro orizzonte deve essere piu&#8217; largo e senza pregiudizi. Se nasce un polo intermedio, sara&#8217; quello che potra&#8217; fare la differenza e determinare una soluzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MA IL DIBATTITO SULLE PRIMARIE E&#8217; FUORI TEMPO E LUOGO<br />
Roma, 21 lug. (Adnkronos) &#8211; &#8216;Sono d&#8217;accordo con Bettini, ma non ci si deve allargare solo in una solo direzione. Il nostro orizzonte deve essere piu&#8217; largo e senza pregiudizi. Se nasce un polo intermedio, sara&#8217; quello che potra&#8217; fare la differenza e determinare una soluzione piuttosto che un&#8217;altra. Non possiamo precluderci il dialogo e l&#8217;auspicabile collaborazione politica con un eventuale polo, nel caso in cui nasca&#8217;. Lo dice all&#8217;ADNKRONOS Pierluigi Castagnetti, deputato del Pd, parlando del progetto dell&#8217;ex coordinatore del Partito democratico, Goffredo Bettini, di una forza politica &#8216;aperta&#8217;, un &#8216;Pd-calamita&#8217; capace di &#8217;superare&#8217; l&#8217;attuale partito.<br />
“La sinistra -aggiunge- e&#8217; davanti al solito dilemma: gareggiare pensando solo a se stessa o per cambiare il quadro politico. Non credo che oggi si debba proseguire in questa stucchevole discussione sulle primarie. E&#8217; un dibattito fuori tempo e fuori luogo&#8217;. &#8216;Il problema della scelta di candidati premier alle prossime elezioni -rimarca Castagnetti- e&#8217; assolutamente imtempestivo. Intanto perche&#8217; non sappiamo quando ci saranno, e soprattutto perche&#8217; e&#8217; molto probabile che al prossimo appuntamento con le urne ci sia un quadro elettorale molto piu&#8217; articolato di quello attuale. A quel punto -sottolinea- dovremo decidere se fare una gara solo per gareggiare o mandare a casa il centrodestra&#8217;.<br />
&#8216;In quel caso -sottolinea il presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera- la scelta politica del Pd dovra&#8217; precedere la scelta del candidato, e potrebbe essere utile lavorare su una candidatura scelta con tutte le forze politiche che vogliono cambiare i giochi&#8217;.<br />
Parlando quindi dei possibili rischi del &#8216;cantiere aperto&#8217; di Bettini, Castgnetti sottolinea: &#8216;Non vorrei ci fosse la tentazione di riproporre schemi gia&#8217; sperimentati in passato, con risultati molto discutibili. Penso ad esempio allo schema dei &#8216;progressisti&#8217;, perche&#8217; oggi il Pd deva avere un orizzonte piu&#8217; largo e soprattutto l&#8217;ambizione di mandare a casa Berlusconi, non quella di riproporre gli equilibri della sinistra storica&#8217;.<br />
&#8216;Il problema che si pone il Pd -conclude- dovra&#8217; porselo anche Vendola. Del resto, quando ha gareggiato per la presidenza della regione Puglia, ha dimostrato di saper fare i conti con la logica della politica. Mi attendo che sappia farlo anche sul piano nazionale&#8217;.</p>
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